Un libro, non una strategia commerciale

«Come al falegname si chiede una sedia, così all’editore si chiede un libro, non una strategia commerciale. Se i falegnami sacrificano la qualità della sedia per motivi legati al mercato, la gente non ha più un buon oggetto su cui sedersi. Lo stesso vale per gli editori. Oggi l’editoria ha perso di vista l’obiettivo primario: soddisfare i lettori».

Antonio Paolacci, http://goo.gl/zos7s0, #progettosantiago

Poiché

“Poiché la incontrava raramente, non aveva niente da dirle oltre a delle banalità” #AnnaKarenina

Un po’ come diventare antifascisti il giorno dopo la caduta del fascismo

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Le 8 ordinanze

«Salve, un vigile mi ha detto che nella ZTL/Università per parcheggiare bisogna usare per forza il ticket giornaliero. Invece uno di quelli che fanno le multe mi ha detto si può anche pagare una sola ora alla macchinetta». Dieci minuti di attesa. «Guardi, se va sul sito del Comune, sezione mobilità, trova le 8 ordinanze che disciplano la materia» #poverapatria #nelfangoaffondalostivaledeimaiali #macomecazzoabbiamofattoaridurcicosì

Dio

“Dio è l’uomo di altro Dio maggiore” (Pessoa)

In un clima transpersonale

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0,99 euro – EpubMobi

O meglio

Anche senza arrivare a concetti estremi come “Le tasse sono un furto”, di fronte al diffuso timore di “non riuscire a pagare le tasse”, non si può non reagire dicendo che, il fatto stesso che esista quel timore, significa che siamo alla follia istituzionalizzata, perché le tasse sono accettabili in presenza di un’entrata accertata: “tu hai guadagnato 100 quindi devi pagare di tasse una percentuale di 100″. E dovrebbe essere scontato che se io ho guadagnato 0 di tasse pagherò 0. Ogni tassazione che prescinde da questa logica è follia pura. O meglio: è un esproprio perpetrato da una élite ai danni di una maggioranza

Una volta deciso

“Una volta deciso con se stesso che era felice del suo amore, gli sacrificò l’ambizione” #AnnaKarenina

Quel piede che fuoriesce: tre risposte a tre recenti affermazioni di Bertinotti

«Faccio fatica a dirlo, ma io appartengo a una cultura che ha pensato che si potessero comprimere – almeno per un certo periodo – i diritti individuali in nome di una causa di liberazione. Abbiamo pensato che se per un certo periodo era necessario mettere la mordacchia al dissenso, eh, beh, ragazzi, c’era la rivoluzione!»

Nobile questo tuo desiderio di non comprimere nessuno, ma di fronte a minoranze che comprimono la maggioranza, come si fa a ipotizzare di liberare la maggioranza senza comprimere quella minoranza che la comprime? Il vertice e la base hanno interessi talmente opposti che una sintesi è impensabile…

«Io penso che la cultura liberale – che è stata attenta più di me e della mia cultura all’individuo, alla difesa dei diritti dell’individuo e della persona contro il potere economico e contro lo Stato – è oggi indispensabile per intraprendere il nuovo cammino di liberazione».

Se anziché “la cultura liberale” avessi detto “la cultura anarchica” sarei d’accordo. La cultura liberale venera il Mercato, che dell’individuo se ne fotte…

«Noi tutti siamo con un piede in un mondo che conosciamo e con un piede in un mondo che fuoriesce totalmente dal nostro quadro di conoscenze».

Mi fa piacere che tu ti sia finalmente fatto la pagina facebook, era ora…

(fonte: http://goo.gl/fy5rm2)

Dobbiamo aspettarci il crollo

rifkin-la-nuova-società-a-costo-marginale-zero