Son gente così, gli scrittori

Ho letto un’intervista a uno scrittore francese che dice che c’ha messo 6 anni a scrivere il suo ultimo romanzo. “Mi è dispiaciuto finirlo”, ha detto, “perché ci stavo molto bene, dentro questo romanzo”. Mi ha colpito moltissimo quel “ci stavo molto bene”. In effetti è proprio questo, un nuovo libro da scrivere: una nuova casa dove abiterai per un po’. E la tua preoccupazione principale, nel concepirla, è farlo in modo tale che viverci sia poi bellissimo, per te. Per esempio, non decidi di ambientare un romanzo ai tempi di Napoleone, se non stai morendo dalla voglia di leggere un sacco di libri su Napoleone. Son case in cui ogni dettaglio è progettato per corrispondere perfettamente ai bisogni e ai desideri dello scrittore in quel momento, le sue opere. E l’origine di tutto questo progettare sta nel fatto che son gente così, gli scrittori, stanno davvero bene solo dentro i loro libri.

Questo mondo nuovo

Un viaggio nei propri sogni, desideri, speranze, ma anche in quelli degli altri. Sogni di persone a noi vicine, nel tempo e nello spazio, di persone lontane, di persone mai esistite, che si trasformano e diventano personaggi di un unico sogno, in cui voci, colori e musiche si mescolano per creare i linguaggi di questo mondo nuovo: il nostro.
 
Dal 2 aprile 2015, a Bologna: Clic

Per sabato prossimo butta bene

C’ho avuto un feedback incredibile, dalla mia aiuto-regista…
 

Vuoi che ti invito? Dài, ti invito!

Natan Rondelli, “What’s Going Wrong?” (2015)

Quando sarà il mio momento?

A word compilation mixed by Velluto

 
Patrick Pichet, Chief Financial Officer di Google, e Vice Presidente di Google, a 52 anni, dopo 30 anni in cui non ha mai fatto vacanze, ha deciso di dimettersi mandando a fanculo la sua carriera per godersi un po’ la vita. Le sue parole sono belle:
Tutto è iniziato lo scorso autunno, in un’alba di settembre, dopo una nottata di arrampicata, contemplando il sorgere del sole dal monte Kilimanjaro, in Africa. Mia moglie Tamar e io non stavamo solo godendoci il momento ma potevamo osservare sulla distanza la pianura di Serengeti ai nostri piedi e tutto ciò che l’Africa aveva da offrirci. «Hey, perché non continuiamo a farlo?», ha chiesto mia moglie. «Esploriamo l’Africa e dopo puntiamo a Est verso l’India. Poi continueremo a procedere: l’Himalaya, l’Everest, Bali, la Grande barriera corallina, l’Antartico». Ricordo di aver fornito a Tamar la tipica risposta prudente da Chief Financial Officer: «Mi piacerebbe andare ma dobbiamo rientrare. Non è ancora il momento, c’è troppo da fare a Google, la mia carriera… così tanta gente che si fida di me…». Ma la pesantissima domanda era ormai sul tavolo: «Quindi, quando sarà il momento?», ha chiesto la moglie, «Quando sarà il nostro momento, il mio momento?». E la verità è che non trovo una buona ragione per dirle che dovremmo aspettare ancora un po’ prima di recuperare i nostri zaini e tornare sulla strada, celebrando i nostri 25 anni insieme girando pagina e godendoci una perfetta crisi di mezza età piena di bellezza e felicità, lasciando la porta aperta, per le nostre opportunità future, al caso e solo una volta che il nostro lungo elenco di viaggi e avventure si sarà esaurito.
(http://goo.gl/bwfYGd) Read more

Di solito i poeti non parlano

Roberto Mercadini
 
Ho visto un bello spettacolo: “Moby Dick”. Il sottotitolo potrebbe essere: il romanzo di Melville condensato in un monologo di un’ora e mezza.
 
L’autore/attore è Roberto Mercadini (vedi foto). Bravo. Si definisce un “poeta parlante”: Di solito i poeti, avrete notato, non parlano. Chiamati a recitare le loro poesie, lo fanno di malavoglia, mugugnando i versi a testa china, in un mormorio piatto e inintelleggibile Read more

Oppure

Di fronte alla sempre più evidente e sempre più crescente impossibilità del business, in ogni settore, ci si può disperare, o addirittura suicidare, oppure si può festeggiare la fine di un incubo e dedicarsi alla costruzione dell’economia post-aziendale, nella quale, finalmente liberi dalle logiche capitaliste e stataliste, finalmente liberi dall’onnipresente angoscia del profitto, ci dedicheremo a soddisfare i bisogni con spirito cooperativo avendo come unica preoccupazione quella di coprire i costi retribuendo il lavoro.

Caos terminale

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Con un linguaggio pulito da manierismi, in cui un culo è un culo e non un fondoschiena, e con una scrittura essenziale in cui ogni pensiero e ogni evento è un rapido flash che si unisce agli altri in un continuum narrativo il cui ritmo è scandito dal graduale disvelarsi della trama, Margi De Filpo racconta di un’ossessione amorosa che si consuma sullo sfondo dei salotti letterari romani, dove a furia di sforzarmi di sorridere rischiavo mi venisse una paresi. Read more

In fondo

Ieri sera ho rivisto “Shining”. Devo dire che non capisco perché sia considerato così scioccante. In fondo lui gliel’aveva detto chiaro alla moglie: “Quando sono qui alla macchina da scrivere, nessuno mi deve interrompere”.

Come si fa a non volergli bene a sto fulminato?

 

Ho fatto un duro incontro, questa mattina, ho fatto un duro incontro, questa mattina, mi son scontrato contro la mia testa, così diversa, da quella che mi ricordavo, ieri sera, cazzo che attacco di panico alla mattina, così presto, non so già più chi sono, appena sveglio, che cosa posso fare adesso, faccio finta di niente, l’importante è che non se ne accorga, la gente