8 cose che ricorderò di Trieste

1) Che essendo mezza arroccata sull’altipiano del Carso, conviene trovar da dormire nella parte bassa, altrimenti ogni ritorno è una scalata su pendenze da bestemmia.

2) Un buonissimo vino rosso forte amabile e un po’ liquoroso che si chiama Bajta (Terrano).

3) Una birra stout così buona che la guinness in confronto è una schifezza: Hot Night Village (Foglie d’Erba). Aromatizzata cioccolato e liquerizia.

4) Il gulasch, le patate in tecia e la jota, una zuppa a base di crauti, fagioli, patate e carne.

5) Piazza dell’Unità d’Italia, che è immensa e si affaccia sul mare tipo Piazza San Marco a Venezia. E di sera è illuminata in un modo molto speciale.

6) La Sinagoga più grande d’Europa. E soprattutto il fatto che non l’ho potuta vedere, perché si può accedere solo prenotando una visita guidata a pagamento. Ciao core!

7) Una panetteria-pasticceria slovena trovata per caso.

8) Che ho sentito l’urgenza di fare un viaggio indietro nel tempo per poter uccidere con le mie mani un nazista. A Trieste ho visitato la Risiera di San Sabba, ex-lager. L’unico in Italia che aveva un forno crematorio. 5.000 morti fra ebrei e prigionieri politici. Celle di 2 metri per 2 dove quei raccapriccianti mostri stipavano 6 persone. Museo con materiali impressionanti, tipo l’intervista a una merdosa vecchiaccia tedesca condannata a vent’anni per collaborazionismo che in tribunale diceva “Macché forno crematorio, quella era la caldaia!”.