Alcune cose scritte o dette a proposito di cose che ho detto o scritto

 
 
#LeSorelleKagacazov
Anche l’amore è ideologia?
(LUCA MARANGON, recensione su Amazon)
«Sembra l’inizio di un nuovo genere: il romanzo minuscolo che si legge in tre ore. La cosa strana è che si ride parecchio ma, contemporaneamente, si sente il peso mortale dei drammi che vivono i tre protagonisti, due uomini e una donna alle prese con un anomalo triangolo fondato su un’esclusività tipo coppia. La cosa che mi è piaciuta di più è che apre una breccia su un tema inspiegabilmente poco trattato: i condizionamenti culturali che governano le relazioni amorose. Abbiamo giudicato retrogrado e ideologico il matrimonio di interesse e lo abbiamo sostituito con il matrimonio d’amore, ma… non sarà forse che il sentire collettivo è ormai pronto a riconoscere come retrogrado e ideologico anche il matrimonio d’amore? Anche l’amore è ideologia? Come sarebbero le relazioni umane se si liberassero da arcaismi tradizionalisti e incrostazioni ideologiche? Approderemo presto a una terza via? Come si chiamerà? Matrimonio di consapevolezza? Su cosa si fonderà? Leggendolo mi è venuta voglia di tornarci, a Bologna, la città dove è ambientato… per discutere di queste cose tra una fetta di mortadella e una vaschetta di crema fritta, seduto per terra in Piazza Maggiore, come quando ci vivevo da studente… non è certo un libro descrittivo in senso classico, ma ha in qualche modo catturato qualcosa dell’anima della città, costruendone una narrazione che ne ha il sapore».
 
 
#LeSorelleKagacazov
Un gioiellino
(ROMEO VERNAZZA, facebook)
È un gioiellino, bello ironico e divertente.
 
 
#LeSorelleKagacazov
Profondo
(messaggio)
Mi ha toccato nel profondo… mi è venuto su anche un certo incazzo per cose del passato… che non sapevo di avere… devo pacificarmi ancora, evidentemente… ti ho sentito autentico… cosa particolarmente importante per me… sono in un momento di rottura con tutto un ambiente artisticissimo che ha la profondità umana delle figurine panini.
 
 
#LeSorelleKagacazov
Picchi di risate e profonde valli di asprezza
(messaggio)
Letto in alcune ore prima di addormentarmi… percorsi riarsi come in un deserto di questa società che lascia poco spazio alle anime giovani… nel silenzio della mia stanza ha risuonato la mia risata… altre volte mi sono sentita l’animo pesante seguendo il dolore e la fatica raccontate… continui sbalzi tra picchi di risate e profonde valli di asprezza e realismo… il dolore di fondo è un meraviglioso spunto di ricerca della consapevolezza… il tuo percorso spirituale fatto di parole.
 
 
#LeSorelleKagacazov
La costruzione pratica e infelice della vita
(messaggio)
È un thriller psicologico complicatissimo… il tentativo di famiglia del protagonista comporta la costruzione di un altro “io”, capace di resistere agli attacchi dell’istinto e della ragione, in nome della costruzione pratica ed infelice della vita.
 
 
#LeSorelleKagacazov
Marcovaldo
(BONGO INGO – facebook)
Ho letto in aereo il tuo cazzo di libro…
Inizia come un discorso tra Cevenini e Tomba poi perde i volgarismi e diventa troppo serio, quasi triste.
I tuoi personaggi mi ricordano Marcovaldo e qualcosa di Nanni Moretti.
Non riesco a leggerlo senza pensare che è autobiografico e che l’esercizio che fai scrivendo sia una sorta di autoanalisi a cui ti sottoponi…
Il personaggio in poche pagine affronta temi “giganti”: amore, famiglia, modello economico, alimentazione, figli…
 
 
#LeSorelleKagacazov
Due sorelle
(messaggio)
Spero per te che nel tuo prossimo libro, anziché due fratelli tormentati che amano la stessa donna, ci sia un uomo sereno che ama due sorelle.
 
 
#LeSorelleKagacazov
Ma che caspita di gente incontri tu, nella tua vita?
(Una libraia – al telefono)
Dopo la presentazione l’ho poi letto… complimenti! Mi ha molto divertito… e non ho mai avuto la sensazione di perdere tempo… quelle sono le due cose che cerco in un libro… che sia leggero e divertente ma al tempo stesso carico di pensiero, capace di farmi riflettere su qualcosa… pensando ai tuoi personaggi, e al fatto che, inevitabilmente, saranno almeno in parte ispirati da persone che hai incontrato, mi vien da chiederti: ma che caspita di gente incontri tu, nella tua vita? Si direbbe che il destino si dia molto da fare, per evitare di metterti in situazioni in cui poi potrebbe mancarti l’ispirazione.
 
 
#LeSorelleKagacazov
Una stralunata ênquete sul filo del paradosso e dell’ironia
(ALESSANDRO CASTELLARI – andreavelluto.com)
Il protagonista è Germano, un quarantenne disoccupato ma “poeta professionista” che vuole scrivere un romanzo i cui protagonisti sono gli stessi che assediano la sua vita: uno specchio autoriflettente, o, più semplicemente, un romanzo autobiografico.
Su questo pubblico racconto di sé si incardinano Le sorelle Kagacazov. Ma il tema del racconto, in forma di dilemma, lo troviamo nel sottotitolo Metter su famiglia o perdersi per il mondo.
Così il dilemma viene messo in scena in questo mirabile dialogo filosofico al supermercato fra Germano e il fratello Nanni:
«Il punto è un altro Nanni», ho detto, «Per quanta crema fritta possiamo mangiare oggi, fra qualche giorno ne avremo di nuovo voglia. Si chiamano bisogni. Risorgono eternamente dalle loro ceneri».
«E quindi?».
«E quindi il domandone da farsi è un altro, ovvero, il nomadismo erotico-esistenziale è un bisogno dell’anima o è un vezzo dell’ego? Se è bisogno, non è estinguibile. E la famiglia è una tortura contro natura. Se è un vezzo, l’approdo alla fedeltà sessuale-esistenziale è un passo decisivo verso la vita vera».
Silenzio.
«Mah», ha detto Nanni.

Io non so quanto Germano assomigli all’autore (ma forse, per citare Flaubert, l’autore potrebbe dire “Germano c’est moi”): se anche lui sia così pigro da comprare le patate più grosse che, a parità di peso con quelle più piccole, si fa meno fatica a sbucciarle; se sia vicino alle pratiche vegane, crudiste, fruttariane di Nina; se (dio non voglia!) sia attirato dall’attivismo del Movimento 5 Stelle. Certo è che il romanzo, sul filo del paradosso e dell’ironia, è il racconto di una generazione di quarantenni, la stessa dell’autore, la quale o si adatta all’esistente, o si muove a tentoni alla ricerca di un senso da attribuire alla realtà.
Sulla strada di questa stralunata ênquete incontriamo Nina che, rimasta incinta con non si sa quale dei due fratelli, li vuole sposare entrambi; Nanni, l’unico che lavori regolarmente in questo menage à trois, che oscilla fra il suo mestiere di bancario, i meeting del M5S e i raduni erotico-esibizionistici di Cape d’Agde; Learco, il saggio barista, per il quale il fondamento del capitalismo sono le donne.
Il lettore, come si può capire, si diverte, ma è anche costretto a pensare, come ammette Germano, che si tratti di una generazione “non molto portata per la vita”.
 
 
#LeSorelleKagacazov
Con dolce allegria
(SIMONA PASINI – facebook)
Non posso non farti i complimenti per il tuo secondo romanzo, Le sorelle Kagacazov. (I complimenti sono interessati… A quando il prossimo? ) Il libro mi è piaciuto perchè…. Germano è rispettoso, un po’ imbranato, molto schietto e soprattutto leale. Ti è simpatico subito, lo capisci, ti diverte e ti conquista perchè vede le cose un po’ più in là, perchè non dà nulla per scontato e ti dice le cose come stanno. Ribalta ogni volta il modo di osservare il mondo, cerca un senso, ma lo fa ridendo ed è per questo che si legge con dolce allegria e profonda leggerezza. Contenta di averlo letto!!
 
 
#LeSorelleKagacazov
La narrativa può prescindere dalla funzione narrativa
(DEBORA NATOLI – facebook)
Adesso che è uscito anche in formato libro, “Le sorelle Kagacazov”, è andata a finire che l’ho riletto, anche se avevo già letto l’ebook, forse anche perché leggere un libro è un po’ diverso…
La prima cosa che mi viene da dire, facendo un confronto con il tuo primo romanzo, è che, per usare un’espressione tipica della critica letteraria, prima il tuo linguaggio era come una rete che intrappolava la polpa, ora invece è cambiato qualcosa, la polpa è più fluida e più libera di espandersi…
Poi, un’altra cosa che mi vien da dire, forse ancor più ardita, è che il tuo modo di scrivere sembra dimostrare che la narrativa può prescindere dalla funzione narrativa, nel senso che la storia si scioglie, pagina dopo pagina, ma non se ne sente la mancanza, anzi, è piacevole, si ha come la sensazione di muoversi in uno spazio ampio, libero, dove tutto può succedere…
Comunque, al di là di queste elucubrazioni, c’è da dire che la cosa bella è che, al lettore, è concesso di avvicinarsi molto all’intimità di Germano, e nel farlo si accorge che si sta avvicinando anche alla sua, di intimità.
 
 
#LeSorelleKagacazov
Come fa il ghiaccio a essere tanto profondo e duro e delicato?
(FRANCESCO LOMONACO – email)
1/3
Lo colsi. Stamattina, al risveglio. Tra un buongiorno ed una colazione in attesa di mescolarsi ai miei movimenti più viscerali, ne assaporai le prime frasi. Poche paginette digitali. Se anche si dovesse fermare lì, mi andrebbe bene. Brividi e lacrimuccia, non so perché. Devo rileggere le prime pagine appena lette. Sono sicuro che c’è di più di quello che ci ho già visto rapidamente. Vento forte.
Ammazza, oh! Te riacchiappo subito subito.
2/3
Brioche veloce e caffé. Qualche scherzetto e parolina di buon inizio di giornata col figlio e la compagna e poi di ritorno alla lettura digitale. Odio leggere al computer. Ci sono tunnel nella vita che odiamo, ma che dobbiamo attraversare. E poi questo più che un tunnel mi sembra una discoteca. Quindi va bene.
Ho un problema con le storie scritte bene. Rare. Ti trascinano nel racconto, ti fanno correre nella lettura. Vuoi andare rapidamente. Lo scrittore ti ha reso curioso. Però sai che devi tirare il freno. Come su un lastrone di ghiaccio. Freni, ti gira la testa. Sbatti da qualche parte. Ti sei anche un po’ divertito a farlo. Devi guardare le ammaccature, come è successo. Scendi e ci sbatti tutto il baricentro che ti restava. Come fa il ghiaccio ad essere tanto profondo e furbastro? E duro. E delicato?
Sono al capitolo 10. Freno. Twitto ora o più tardi?
3/3
Devo rileggere. Mi fanno male gli occhi (esagerazione tipica della gente del Sud, lo so) – maledetta benedetta modernità che ci permette di conoscere dei Velluti (uno) in tempo reale ma che t’incolla ad uno schermo, come un’idiota di un futuro un po’ così. Il capitolo 1 un giorno lo faranno apprendere ai bimbi a scuola, come un Cecco di altri tempi. In un altro mondo, in un’altra vita e dimensione. Ma succederà.
A quando il Purgatorio e il Paradiso?
 
 
#LeSorelleKagacazov
In un clima transpersonale
(messaggio)
Una cosa che mi sorprende è che il personaggio che parla non diventa più importante degli altri, per il fatto che è il protagonista, è un semplice co-protagonista, tutto avviene in un clima transpersonale, in cui la sfera del sentire, anziché appartenere all’uno o all’altro, sembra essere condivisa.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Nel tentativo di afferrare il soggetto del proprio patimento
(Commento su ibs.it)
Libro demenziale ma spassoso, ricco di immagini surreali e suoni armoniosi. Le parole sono usate con maestria per restituire i tormenti sociali, intellettuali ed emotivi di un deluso in amore animando un mondo in cui la mancanza di certezze e di ideologie conduce ad una deriva inevitabile. Le vicende di Francesco sono rocambolesche e spesso simili ad autolesionistiche allucinazioni, ma nel tentativo di afferrare il soggetto del proprio patimento e nella ricerca di qualcosa che accenda la propria esistenza di luce propria, si possono riconoscere intere generazioni.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
In un universo parallelo
(SERENA PIAZZA – messaggio)
Mi piace moltissimo il fatto che si sviluppi come in un universo parallelo, folle ma di una follia così folle che sembra la normalità.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
L’impresa più difficile della sua vita
(ROBERTA PERSICI – Villaggio Giovane)
Francesco, il protagonista del libro, racconta la sua avventura alla ricerca di Sara, la sua ex, che lo ha lasciato da dieci anni e che detesta “con tutta la forza del suo amore”. Una ricerca ossessiva, un rocambolesco viaggio di formazione, che ci trascina in un susseguirsi di situazioni grottesche, di personaggi memorabili e caricaturali che snocciolano perle di saggezza e dolorose verità, trasportandoci in una dimensione nuova: un cumulo di macerie e sogni infranti, in cui il nichilismo si erge a religione. Francesco, partito per l’Inghilterra, dove pensa che Sara si sia trasferita per lavoro, affronta e vive assurde e impossibili avventure. Si sveglierà in una spiaggia sconosciuta con a fianco un cane che russa, si ritroverà fermato dalla polizia, ricoverato in una strana clinica per nichilisti e reietti della società “normale”, circondato da un’umanità coloratissima e folle ma, a suo modo, dotata di una sua purezza e onestà, cui Francesco deve l’impresa più difficile della sua vita (e, se vogliamo, della vita di tutti): amare se stesso, la sua anima. Mi sono sbellicata dalle risate, persa nell’ingarbugliamento della trama, divertita dai bellissimi personaggi nostalgici di speranze e ideologie perdute, esaltata in un nichilismo individualista e cinico e, come disse un altro lettore commentando su un blog, mi sono chiesta: “Ma si va davvero così giù di testa quando ci si innamora?”.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Un romanzo autoriale
(Un editor che l’ha rifiutato – email)
Noi pubblichiamo quasi esclusivamente romanzi commerciali, cioè rivolti a un vasto pubblico, cioè basati su una trama complessa svolta attraverso una scrittura molto semplice. Il tuo è un romanzo autoriale, di nicchia, contraddistinto da una scrittura ricercata e da un umorismo tipo cabaret (in senso buono). Potresti essere lanciato come giovane autore d’avanguardia, ma non da una casa editrice come la nostra.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Una lettura deliziosamente illogica
(SABA ERCOLE – libriconsigliati.it)
Storia folle e surreale, il romanzo di Andrea Velluto è un divertente concentrato di puro nonsense, che vuol ribadire, tra le grazie (ben poche) e le disgrazie (a volontà) che capitano al suo giovane protagonista, l’insegnamento più ovvio e terribile che mai uomo imparò: amor vincit omnia. Anche sulla ragione o la più conquistata, sofferta, delle vittorie su noi stessi.
Trovare un filo logico che dia un senso alle assurde avventure di Francesco, protagonista del romanzo di Andrea Velluto, sarebbe un’impresa ardua quanto impossibile. Dopo tutto, quando mai l’amore è andato d’accordo con concetti quali logica e razionalità? E la ragione, questo giovane uomo, sembra quasi averla perduta del tutto, da quando è legato alle catene di un amore finito sin dalla nascita per una donna, Sara, invocata al pari della divina Beatrice dantesca ma, a differenza di quest’ultima, ben poco casta e fedele.
Cosa può fare un cuore che vuol tentare in tutti i modi di ricominciare? Una cosa sola: fuggire! Ed è quello che fa Francesco, sbarcando sulle spiagge inglesi per rintracciare le orme di Piano Man, il misterioso musicista naufrago, senza nome e senza memoria, che poi si è scoperto essere un imbroglione. Mettersi sulle tracce di un bugiardo, però, non è d’aiuto alla causa di Francesco, che più cerca di fuggire da Sara, più tenta di ritrovarla, incatenandosi maggiormente proprio mentre tenta (in verità, senza troppe convinzioni), di liberarsi da questi assurdi lacci.
E proprio quello di assurdo è l’unico concetto capace di unire le divertenti, impossibili avventure di questo ragazzo che, messo piede sul suolo inglese, si ritroverà fermato dalla polizia, ricoverato in una strana clinica per nichilisti e reietti della società “normale”, circondato da un’umanità coloratissima e folle ma, a suo modo, dotata di una sua purezza e onestà, a cui Francesco deve l’impresa più difficile della sua vita (e, se vogliamo, della vita di tutti): amare se stesso, la sua anima. Impresa, questa, che fa assumere all’intera vicenda un aspetto diverso, quasi che questo viaggio senza capo né coda altro non sia che una sorta di processo alchemico in cui la materia grezza, in questo caso, il corpo di Francesco e la sua terrena passione per Sara, riesce a ricongiungersi con la parte più bella e nobile di sé; parte che era andata dimenticata e perduta, abbandonandolo. Perché chi è lontano da se stesso è davvero solo.
Al di là dei simbolismi e del significato che ogni singolo lettore vorrà dare al libro di Andrea Velluto, quel che rimane del romanzo “Per favore non chiamatelo amore” è una lettura divertente e spassosa, deliziosamente illogica, ma dotata di una verità di fondo che troppo spesso la ragione ci porta a dimenticare: amor vincit omnia. Anche il più forte degli uomini, o la più combattuta delle guerre vinte.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Ci sono pensieri dietro le parole
(LINA MENAZZI – messaggio)
Che dire? Che mio padre sta leggendo il tuo romanzo? (lui che non li legge mai i romanzi). Che io mi sono in alcuni punti sbellicata fino alle lacrime? È una delle cose contemporanee migliori che mi è capitato di leggere. E – la cosa più importante – ci sono pensieri dietro alle parole.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Sotto le mentite spoglie della follia
(Blog Libreria Trame)
È proprio vero che i mali d’amore vengono tutti per nuocere? Nel romanzo, con pennellate di trascinante ironia, grazie a uno stile torrenziale ricco di similitudini assai originali, sfruttando citazioni letterarie e musicali e molto altro ancora, Velluto ci racconta di un amore cieco che trascina il protagonista in Inghilterra, dove incontrerà numerosi “scoppiati & fuori di testa” che lo accoglieranno a braccia aperte. Regalandogli, sotto le mentite spoglie della follia, perle di saggezza sulla nostra situazione politica e sociale, e approfittando della “scusa” sentimentale per parlare d’altro. Qualche volta con lievi note di malinconia, più spesso trascinandoci nella risata liberatoria e in un una serie di riflessioni ben legate all’attualità.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Il commento della mamma della moglie di mio cugino
(fonte: mio cugino)
Il romanzo più romantico che abbia mai letto.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Un lirismo trattenuto e bello perché semplice
(MARGI DE FILPO – Leggere:tutti Mensile del libro e della lettura – sta anche in Unonove)
“Che faccio: la uccido o la sposo?”. Questo è il dilemma di Francesco, il protagonista di “Per Favore non chiamatelo amore”, romanzo apparentemente demenziale ricco di trovate esilaranti e personaggi estremi. Francesco attraversa vallate e mari per inseguire Sara, la sua ex, che lo ha lasciato da dieci anni e che detesta “con tutta la forza del suo amore”. Arriva fino in Inghilterra e, disperato, l’aspetta al “Depot”, Deposito Nichilisti Intrippati Pesantemente, dove la donna si esibisce ogni martedì sera nella lap dance. Una ricerca ossessiva, un rocambolesco viaggio di formazione, “è stato soprattutto un viaggio mentale, l’autista assomigliava un casino a Sara”, che ci trascina in un susseguirsi di situazioni grottesche, di personaggi memorabili e caricaturali che snocciolano perle di saggezza e dolorose verità, trasportandoci in una dimensione nuova: un cumulo di macerie e sogni infranti, in cui il nichilismo si erge a religione, un germe malato che il Governo ha deciso di estirpare con un trattamento sanitario obbligatorio. Al “Depot”, Francesco non incontrerà Sara, bensì Lisa e con lei la possibilità di innamorarsi ancora, “il relazionarsi di due persone che quasi quasi una scopatina se la farebbero”. Spera in un patto di non belligeranza con se stesso, per smettere di “zoppicare come un reduce”, ma è inutile: una ferita che non si rimargina crea l’alibi per non procurarsene altre. Giochi di parole che si sciolgono in un lirismo trattenuto e bello, perché semplice. Il finale: il matrimonio di Francesco con la sua anima e un “mi piacerebbe potervi raccontare… ” che strappa l’ultima risata prima di un epilogo ovvio quanto inevitabile. Un autore che dimostra che, anche se tutto è già stato scritto, si può ancora essere originali, anche quando si parla d’amore. Basta non prendersi troppo sul serio, e concludere ogni elucubrazione sentimentale con un più onesto post scriptum: “Al di là di tutto, se dovesse venirti voglia, ci sono anche solo per una scopata”.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Tutto fila via ad alta velocità
(FELICE PELLEGRINO – email)
Il libro mi è piaciuto molto. All’inizio occorre entrare nella struttura letteraria, manca infatti un filo logico che conduce il lettore nella vicenda, poi ti lasci andare e la storia inizia a fluire con semplicità, ti ci ritrovi dentro e tutto fila via ad alta velocità, così da provare un’esperienza esaltante, dove vengono descritti pensieri profondi sui grandi temi della vita, affrontandoli con comicità, con una leggerezza che sembra non prendere sul serio nulla ma che in realtà porta a riflettere il lettore. Che dire, bello.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Soul-metal
(Il Resto del Carlino)
Un libro soul-metal che suona demenziale.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Ti farà sbellicare
(DEBORA NATOLI – facebook)
Vedrai, ti farà sbellicare dalle risate e riconoscerai, con tuo grande piacere, i pensieri di un anarchico radicale, un pò poeta, un pò incazzato.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
L’ossessione amorosa alla ricerca della donna lasciata da dieci anni
(ALESSANDRO CASTELLARI – Repubblica)
Non so se avete presente cosa significhi svegliarsi una mattina su una spiaggia sconosciuta di fianco a un cane che russa: così inizia “Per favore non chiamatelo amore”, opera prima di Andrea Velluto (Mobydick), la storia di una ossessione amorosa a causa della quale Francesco intraprende un viaggio alla ricerca di Sara che l’ha lasciato ormai da dieci anni. Senza soldi, carta di credito e documenti il nostro eroe dalla spiaggia si dirige verso un demenziale reclusorio (il Deposito Nichilisti Intrippati Pesantemente) dove ha saputo che Sara ogni martedì sera si esibisce nella lap dance. Nella sua ênquete amorosa Francesco incontra personaggi memorabili come Stanko Mortzic, un tipo simpatico e losco, con ampie disponibilità di prosciutti, sigarette, vodka, passaporti e quant’altro risulta utile per vivere cavandosela, il quale, nella sua improbabile lingua balcanizzante, è capace di osservazioni molto sensate sul potere e sul matrimonio. Ma ciò che soprattutto convince di questo racconto è il gioco esibito delle parole e delle immagini: poiché il protagonista “odia quella ragazza con tutta la forza del suo amore”, su questa iperbolica e insanabile contraddizione Velluto dà forma e stile alla vicenda. Il metaforico (“la giostra dei miei pensieri malconci”), il sentimentale (“sotto un sole anemico il mare si trascinava stanco”), l’allegorico (“amore punge, gratta, ferisce, uccide”) costituiscono il tessuto tanto esagerato e delirante quanto sorridente della storia.
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Ma si va davvero così giù di testa quando ci si innamora?
(GIANNI BALDUZZI – email)
Ho appena finito di leggere il romanzo. Dopo le peripezie dentro e fuori l’anima di Francesco, che mi è stato subito caro, ho un solo aggettivo che mi frulla per la testa: demenzialeee!!! Terminata la lunga serie di EEE, che risuona come una lunga eco/ronzio di un’ape dentro un bagno vuoto, preciso che l’aggettivo non ha alcuna connotazione negativa. Anzi: il racconto ha avuto per me il sapore agrodolce dei nonsense, dei racconti che ti prendono per mano e ti portano dove vogliono loro, nonostante le tue resistenze e il tentativo di prendere le distanze dai nichilisti pesantemente intrippati, che all’inizio sembrano quasi macchie scure senza volto alcuno, poi piano piano acquistano invece il sorriso, quasi cinico, di chi adesso pensa: ne succederanno delle belle! Pardon, dei bei casini!
È stato molto intrigante seguire Francesco nelle sue peregrinazioni, incontrare i diversi personaggi, alcuni dei quali sembra che siano stati messi lì come icone e metafore del nostro crescente disagio di fronte a ciò che succede. Assieme a Francesco, anche per motivi affettivi, il personaggio che mi è piaciuto di più è Stanko, perché in qualche modo mi ricorda il terrore di una guerra tanto lontana, che appariva quasi dimenticata per sempre, ma che invece ogni tanto ricompare con il terrore, ovattato dalla lontananza nel tempo e dal fatto di essere sopravissuti, dei soffitti e dei muri che ti crollano attorno e del collo di bottiglia che ti ritrovi in mano perché il resto è stato distrutto dai calcinacci caduti.
Le paure di un tempo sono state, forse, una delle motivazioni che mi ha spinto a lottare, a fare progetti, a “impegnarmi”, come si diceva un tempo, ma sono anche ricordi di esperienze vissute, con tutta la loro drammaticità diretta ed immediata. Qui, sembra che ai personaggi manchi qualsiasi zoccolo “storico”. Io ho vissuto il 68, con le sue contraddizioni ma anche con le sue speranze e le sue utopie, con tutta la sua carica ideologica: questi personaggi hanno vissuto la caduta del muro, con la enfatizzazione della caduta delle ideologie che, invece, sono cadute solo da una parte, e l’altra, non è meno pericolosa e opprimente, “sanglante” è il termine che mi viene in mente e non so ben tradurre in italiano.
Il confronto/scontro di ideologie è la povertà dei personaggi, tutti chiusi nel loro nichilismo individualistico; forse Lisa è l’unico simbolo di un andare oltre, anche se non mi sembra che superi il piano dell’individualità. Per questo, personaggi e situazioni, proprio perché mi è sembrato di avvertire dietro di loro una specie di cinico sorriso, sembrano lontani, pazzi, demenziali, appunto, eppure parlano di delusioni, di difficoltà di cercare e trovare una propria dimensione, la propria anima, in un tempo in cui è difficile trovare valori di riferimento, anche per noi che vorremmo far parlare il passato, ma non solo come una cosa che non c’è più, come qualcosa che sta alla base, senza il quale non riesci a comprendere il perché di certe sitazioni.
Mi chiedo: qual è la “vita normale”? Quella di chi si adagia nel tempo e smette di inseguire i propri sogni? O di chi diventa maturo e deve fare la “persona seria”, con tutti i compromessi e le ambiguità che ciò comporta? E concludo con un ultima domanda: ma si va davvero così giù di testa, quando ci si innamora?
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
La recensione di Woody Allen sul New York Times
 
 
#PerFavoreNonChiamateloAmore
Oltre alla trama c’è molto altro
(FRANCESCA CASTELLANO – postificio.com)
Mi è arrivata proprio oggi una email dal misterioso oggetto “Andrea Velluto ti scrive perché c’è una novità”: appare una bella immagine di copertina e un titolo “Per favore non chiamatelo amore“. È così che ho scoperto che tra pochi giorni, il 6 marzo, uscirà nelle librerie il romanzo d’esordio di Andrea Velluto, un giovane autore bolognese.
Scrive Andrea Velluto sul suo blog : “È facile trovare un editore se sei un personaggio famoso, o se hai già pubblicato un libro che ha venduto molto, ma se sei un esordiente, e non te la senti di ammazzare un tuo parente per farti un mese di televisione, è durissima, devi per forza cercare un editore che ti pubblichi più che altro per empatia, senza sapere quanto la cosa funzionerà a livello commerciale, quindi ce ne vuole molta, di pazienza, però di bello, questa seconda strada, lunghissima e molto in salita, c’ha che, se a un certo punto quella cosa lì accade, succedono cose molto belle”.
E dopo questa lunga e ripida strada in salita, sembra che di cose belle ne siano arrivate: martedì 6 marzo arriverà nelle librerie il primo romanzo di Andrea Velluto, che è già disponibile e acquistabile online. Il protagonista del romanzo è un giovane, vittima di una delusione d’amore, che lascia la sua città per andare in Inghilterra, alla ricerca della donna che lo ha lasciato. Ma oltre alla trama c’è molto altro, come spiega Guido Leotta nella bellissima quarta di copertina del romanzo di Andrea Velluto.
“I personaggi, tutti, portano con sé le macerie di un’epoca – quella della caduta dei muri, speranze e ideologie – quella del trionfo del nichilismo individualistico e del cinismo. Faticano a trovare un ruolo, una dimensione, una direzione, ma spesso lo fanno sorridendo – magari amaramente – e ci istigano al sorriso, travolgendoci con una raffica di trovate letterarie e sorprese linguistiche.
E lasciandoci con una domanda (quella che si è posta uno dei primi lettori del manoscritto): ma si va davvero così giù di testa quando ci si innamora?”.