C’è più poesia

È un fatto

«La scuola è una struttura di disciplinamento. Questo è un fatto che noi non possiamo disconoscere. Tutto il suo dispositivo, tutto il sistema di regole, di procedure, di orari, di tempi, di spazi, tutto questo lavora per disciplinare i corpi, per renderli docili, per far sì che obbediscano, perché diventino dei sudditi. Il sistema di valutazione non verrà mai tolto dalla scuola perché è il sistema attraverso cui si impara ad avere paura dell’autorità e a fare le cose anche se non ci piacciono. La scuola funziona solo con il sistema di valutazione. Togliamo la valutazione e la scuola cade come un castello di carte. O si cambia la struttura e si entra in un’altra dimensione e si comincia a pensare alla vita dei bambini e dei ragazzi in un’altra chiave, oppure si resta intrappolati in contraddizioni insanabili».

(Paolo Mottana)

È nata vecchia

Salvini dice che non si può riconoscere a tutti il diritto al reddito, altrimenti nessuno fa più un cazzo. Dice che con quei soldi bisogna piuttosto fare lo sconto sulle tasse a chi produce. Peccato che chi produce oggi, se non è scemo, investe sull’eliminazione del lavoro umano attraverso l’automazione. La nuova destra è nata vecchia: pessimismo sulla natura umana e difesa di chi ha. E gli altri si attacchino al cazzo.

La differenza

“La differenza tra la camicia di forza della psichiatria e il lettino della psicoanalisi è la classe sociale di appartenenza”.
(cit.)

Ci sono pagine con un’intensità tipo questa

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#SecondaGuerraMondiale #NazistiDiMerda #SoldatiItalianiFinitiNeiLagerDopoLaResaDiBadoglio

«Giorno e notte, alla luce del sole o dei fari, se un prigioniero fa solo il gesto di avvicinarsi alla recinzione, quelli urlano “achtung verboten” e cominciano a imbracciare il fucile. In quel momento la sentinella lassù si trasfigura nel dio della torre di guardia. Capita poi che un prigioniero voglia farla finita con quella vita e allora si ferma proprio lì davanti alla rete, nel punto più visibile della torretta; lo guardiamo e tutti capiamo che ha deciso, ma aspetta ancora, assapora un filo di vento, un rumore, un odore. Lui sa che il fucile è pronto e puntato sulla sua schiena, deve solo fare un movimento, allungare le braccia e stringere con le mani quel filo spinato, e lo fa, con quel coraggio e quella paura che ci rendono uomini, e si scuote dopo il colpo, rimanendo appeso al filo come un panno steso e dimenticato. Ma non muore mai subito, è una fortuna troppo grande morire di colpo, no, rantola, perde sangue, mugola piano come un cane, mormora a stento parole che nessuno comprende. Non ci muoviamo, sappiamo che se lo aiutiamo a stendersi a terra spareranno anche a noi. Arriva così un altro soldato, gli punta la pistola alla testa e spara, non perde tempo, non pensa, non ha un attimo di pietà, lo fa come noi schiacciamo le pulci».