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Stramaleddettamente benedetta brezza in un mondo che è afa opprimente

La storia del mondo è fatta di continue e straordinarie rivoluzioni culturali che vengono vissute e interiorizzate soltanto da piccole minoranze accusate di essere utopiche e fuori dal tempo. In realtà fuori dal tempo lo sono tutti gli altri, che vanno “avanti” come se niente fosse, trovandosi sempre più indietro. E continuano a esserlo per decenni, inventando ogni genere di scuse per schivare ogni terremoto culturale che li costringerebbe a mettersi in discussione. Fino a diventare figure completamente irreali, ancorate contro ogni evidenza a cose che non esistono più.

Leggendo oggi un libro come “Le voci degli hippies”, del 1968, te ne rendi conto immediatamente: la maggior parte delle trasformazioni iniziate allora restano incompiute. Allora come oggi, chi alza la testa per affermare la sua libertà e i suoi diritti, va a sbattere contro un establishment a tal punto ottuso inetto e disperato da non avere neanche la capacità di formulare una risposta diversa dalla più brutale repressione.

Ecco allora che, a distanza di quasi cinquant’anni, le voci di personaggi come Allen Ginsberg, Lenny Bruce, Gary Snyder e Timothy Leary continuano a essere stramaleddettamente benedetta brezza in un mondo che è afa opprimente.

Per fortuna ci sono i libri, altrimenti bisognerebbe ogni volta ricominciare da capo, in assenza di riferimenti.

“Le voci degli hippies”, a cura di Jerry Hopkins, è stato pubblicato da Laterza nel 1968. L’ultima ristampa è del 2008:

Le voci degli hippies
Jerry Hopkins (a cura di)
ristampa anastatica
Edizione: 2008
Collana: Tempi Nuovi
ISBN: 9788842086758
pp: 332
Prezzo: 10,00 Euro
 

Quelle ideologie che sono cadute solo da una delle due parti del muro

Da una email scritta da Gianni Balduzzi dopo aver letto una delle prime stesure di Per favore non chiamatelo amore:

Le paure di un tempo sono state, forse, una delle motivazioni che mi ha spinto a lottare, a fare progetti, a “impegnarmi”, come si diceva un tempo, ma sono anche ricordi di esperienze vissute, con tutta la loro drammaticità diretta ed immediata. Qui, sembra che ai personaggi manchi qualsiasi zoccolo “storico”. Io ho vissuto il 68, con le sue contraddizioni ma anche con le sue speranze e le sue utopie, con tutta la sua carica ideologica: questi personaggi hanno vissuto la caduta del muro, con la enfatizzazione della caduta delle ideologie che, invece, sono cadute solo da una parte, e l’altra non è meno pericolosa e opprimente, “sanglante” è il termine che mi viene in mente e non so ben tradurre in italiano.

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