Posts for Tag : Alessandro Castellari

Una stralunata ênquete sul filo del paradosso e dell’ironia

di Alessandro Castellari

 
Il protagonista è Germano, un quarantenne disoccupato ma “poeta professionista” che vuole scrivere un romanzo i cui protagonisti sono gli stessi che assediano la sua vita: uno specchio autoriflettente, o, più semplicemente, un romanzo autobiografico.

 
Su questo pubblico racconto di sé si incardinano Le sorelle Kagacazov. Ma il tema del racconto, in forma di dilemma, lo troviamo nel sottotitolo Metter su famiglia o perdersi per il mondo.
Così il dilemma viene messo in scena in questo mirabile dialogo filosofico al supermercato fra Germano e il fratello Nanni:
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Kagacazov Live Show @ Ubik – Bologna

“Le sorelle Kagacazov” hanno da poco compiuto 2 mesi e… cominciano a camminare sui loro piedini! Il primo appuntamento è sabato 28 marzo alle 17:30 alla Libreria Ubik, via Irnerio 27, Bologna. Il menu prevede brevi monologhi che ho liberamente tratto dal romanzo e che saranno letti da me medesimo. E Alessandro Castellari nei panni di quello che fa osservazioni di spessore e domande intelligenti. Saranno presenti tarallini e patatine.

La pagina dove puoi scoprire di più del libro è questa. Se vuoi restare aggiornato su feste e eventi futuri, clicca su “Parteciperò” nell’evento su facebook.

Scalzo in mezzo a cocci di vetro

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Come mai fossi finito a dormire in spiaggia non lo so, dove avessi perso la mia valigia neanche, se­duto alla fermata dell’autobus me lo chiedevo senza trovar risposta, quella appena passata era la mia prima notte in Inghilterra, nella tristezza ci affondavo fino al collo, vicino a me un vecchio giocava con il bastone, si divertiva, con un bus­solotto di plastica è riuscito a centrare il tombino, «La plastica va riciclata per salvare il pianeta», l’ha sgridato la badante, «A me del pianeta non me ne frega un cazzo», così le ha risposto il vecchio, pro­prio cazzo ha detto, mica ci sono saliti sull’autobus, quello che aspettavano loro si ostinava a non pren­derlo, il vecchio, il suo corpo fuori uso non sapeva decidersi ad abbandonarlo, difficile scegliere, co­munque io son l’ultimo che dovrebbe parlare, la mia partenza non era certo stata una scelta, semplice­mente non ce la facevo più a star là, disseminati in ogni angolo di Milano c’erano ricordi di Sara, era come camminare scalzo in mezzo a cocci di vetro.

Per favore non chiamatelo amore, pp. 10-11

(nella foto, Velluto alla libreria Trame di Bologna, assieme a Debora Natoli e Alessandro Castellari)

Il metaforico, il sentimentale e l’allegorico

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La pagina dove puoi scoprire di più del romanzo “Per favore non chiamatelo amore” è questa

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