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San Valentino e l’Innominabile

“Bravissimi! Però che palle!”, questo penso spesso ascoltando jazz, troppo destrutturato, cerebrale al punto da non arrivare nemmeno a sfiorarlo, il cuore. Ma quando si apre a contaminazioni melodiche, allora sì che mi piace il jazz. Quando il jazzista usa la sua perfetta tecnica musicale per esprimere qualcosa che non sia la sua perfetta tecnica musicale, allora sì che andiamo d’accordo. L’ultima volta è successo ieri, con “Live in USA”, Luca Donini Quartet, 2009, proprio un bel disco Read more