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Un capolavoro spiazzante

“Class Enemy”, adesso al cinema, opera prima di Rok Bicek, sloveno, è un capolavoro spiazzante. Ed è ispirato a una storia vera. Racconta di una classe di studenti delle superiori che, in seguito al suicidio di una loro compagna di classe, si rivoltano contro l’ultimo arrivato, il nuovo insegnante di tedesco, accusandolo di essere il responsabile di quel suicidio, per il suo modo di insegnare, che loro definiscono nazista. Spiazzante, dicevo, perché all’inizio si parteggia per gli studenti in rivolta contro il professore/funzionario del Sistema. E si gode. Da tifosi. E non può che esser così, perché non ne può più nessuno, di questa competizione che mette tutti inutilmente sotto pressione trasformando la vita in un inferno. Ma a un certo punto il vero nazista sembra essere il leader della rivolta. E da lì in poi il manicheismo sfuma in una continua oscillazione emotiva in cui ci si perde e restano solo domande. Tipo: la contrapposizione nazista/ribelle ha senso se si prescinde dalla contrapposizione tra chi vede solo bianco e nero e chi riesce a vedere anche tutte le sfumature del grigio? Uno che riesce a vedere anche tutte le sfumature del grigio ce la può fare a prender posizione o è condannato a diventare un ignavo che filosofeggia senza mai schierarsi contro niente e nessuno? L’idea che un uomo possa educare un altro uomo è sostenibile o bisogna riconoscere che il concetto stesso di educazione è legato a una megalomania delirante?

Solo un cretino può sentirsi protetto da un’autorità che grava sulla sua testa

Se mi trovassi ad affrontare un problema di salute io non mi sentirei per nulla garantito dal fatto che esiste un gruppo di scienziati a cui è stata conferita l’autorità di decidere quali cure, essendo di provata efficacia, vanno finanziate e consigliate.

Primo perché non ci sono garanzie che, all’interno di questo gruppo, le scuole scientifiche siano rappresentate tutte, e non soltanto quella dominante.

Secondo perché, essendo la nostra società fondata sul denaro, non ci sono garanzie che questo gruppo sia in condizione di prendere delle decisioni puramente scientifiche.

La soluzione potrebbere essere stabilire per legge l’obbligo per ogni medico di pubblicare on-line tutte le cartelle cliniche (ovviamente senza i nomi), cosicché ogni paziente possa orientarsi a partire dalla conoscenza di tutti i casi precedenti simili al suo: metodi di cura utilizzati, percentuali di successo, probabilità di effetti collaterali.

Se vogliamo avere maggiori garanzie, anziché creare autorità, dobbiamo rendere obbligatoria la trasparenza.