Posts for Tag : banche

Fuori dai pantaloni

Tsipras

Dopo aver deciso che la polizia dovrà vegliare sull’ordine pubblico disarmata, e dopo aver invitato gli ispettori della Troika a non farsi più vedere ad Atene, vanno agli incontri internazionali senza cravatta con la camicia fuori dai pantaloni ad affermare il concetto che uno Stato deve pagare i debiti alle Banche in proporzione alle Entrate: se le Entrate non bastano bisogna che le Banche aspettino, non si può costringere lo Stato a licenziare e a cancellare la spesa sociale. Forza Syriza!

P.S.
Estendiamolo anche alle Aziende, questo approccio al problema del debito. E già che ci siamo, anche alle Persone.

Il mio bisogno primario

L’euro è una minchiata, dal punto di vista economico-finanziario, l’hanno spiegato in tanti, con argomenti molto convincenti, ma il motivo principale per cui non lo voglio più non è economico-finanziario, non lo vorrei più neanche se qualcuno mi dimostrasse che in realtà converebbe tenerselo, non lo voglio più perché non sopporto più di vedere che una banca privata umilia con il suo strapotere ogni istituzione democratica, non lo voglio più perché non sopporto più di vedere che tutte le istituzioni democratiche si lasciano umiliare da una banca privata, non lo voglio più perché il mio bisogno primario è sentirmi parte di un popolo che abbia dimostrato che la propria libertà e la propria dignità vengono prima di ogni interesse.

Non c’è nessuno alla guida di questo treno

luciani-sebastiano

Il risparmiatore è la vittima designata del sistema del denaro, perché finanzia attraverso le banche i ricchi perché diventino sempre più ricchi. Se le cose a costoro vanno bene tanto meglio per i ricchi, se vanno male la cosa cade sulla testa dei risparmiatori.
Schiavi del meccanismo ormai siamo praticamente tutti, nel senso che questo treno è lanciato a mille all’ora, i finanzieri e compagnia bella sono le mosche cocchiere, ma non è che guidano il treno, il treno andrà a schiantarsi e travolgerà anche loro. 
Non c’è nessuno alla guida di questo treno, è un meccanismo che si autoriproduce e si autopotenzia e che indebolisce l’uomo, che più si indebolisce e più diventa prigioniero del meccanismo
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Massimo Fini

(l’immagine è un dipinto di Luciani Sebastiano, 1485-1547)

Appunti per la transizione a una nuova civiltà


Oltre che le banche, bisognerà gradualmente nazionalizzare i mezzi di produzione, senza statalizzare l’economia.

Mi spiego: a causa del progressivo e inarrestabile esaurimento delle risorse naturali e a causa della progressiva e inarrestabile decrescita della domanda di consumo (se hai già un’automobile non è che puoi comprarne un’altra per far girare l’economia), ricavare denaro dalla produzione di merci diventerà sempre più difficile, fino a diventare praticamente impossibile. Quindi sempre più aziende falliranno. Quindi? Ci suicidiamo tutti?

Gli animali e le piante tirerebbero senz’altro un sospiro di sollievo, se scegliessimo il suicidio. Ma c’è un’alternativa più interessante: nazionalizzare le aziende fallite e avviare un modello produttivo fondato non più sulla ricerca del modo migliore per far fruttare un capitale, ma sulla ricerca del modo migliore per soddisfare un bisogno. Cioè? Tutta la produzione verrà affidata a un’ipertrofica e inquietante burocrazia statale autoritaria tipo Unione Sovietica con tanto di gulag per chi perde tempo a farsi le canne e a suonare la chitarra?

No. Lo Stato diventerà il proprietario dei mezzi di produzione, ma l’iniziativa economica resterà individuale, privata. Lo Stato si approprierà dei mezzi di produzione per poi offrirli in uso gratutito e temporaneo a chiunque sappia farsi imprenditore. Essere imprenditore non significherà più essere capaci di accrescere un capitale mediante la produzione e la vendita di merci. Essere imprenditore significherà farsi carico di una domanda di consumo (per esempio 50 mila persone che vogliono un’automobile ad aria compressa) per poi soddisfarla nel modo migliore possibile usando i mezzi di produzione messi a disposizione gratuitamente dallo Stato, trasformando i futuri compratori in co-finanziatori attraverso il pre-pagamento dei costi di produzione del prodotto.

Si tratta cioè di passare da un sistema industriale privato a ciclo continuo fondato sul capitale e orientato al profitto, a un sistema industriale pubblico on-demand non-profit fondato sul pre-pagamento dei prodotti e orientato al soddisfacimento di bisogni già accertati.

Sì ma… a quel punto… chi è che decide cosa produrre? E poi… tutti vorranno i mezzi di produzione… lo Stato come fa a decidere a chi darli?
Si introducono le “elezioni economiche”: si va tutti a votare per decidere a maggioranza quali beni è prioritario produrre. Poi il governo affiderà (solo per il tempo necessario) i mezzi di produzione all’imprenditore che ha riscosso maggiore fiducia incassando il maggior numero di impegni al pre-pagamento.

Banca di Stato, mezzi di produzione di Stato, economia anarchica, cioè fondata sulla volontà popolare.