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Anche Velluto si è fatto un giro a Eboli

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Una cosa che mi ha colpito, del bel film “Cristo si è fermato a Eboli”, del 1978, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Levi, del 1945, è che non l’ho trovato un mattone, cosa che temevo, poi un’altra cosa che mi ha colpito è che il protagonista, un medico-pittore-scrittore torinese che nel 1935, in pieno fascismo, viene condannato a tre anni di confino in un paesino in culo al mondo, nel bel mezzo della Basilicata, c’ha un modo tutto suo di vivere il conflitto con il Podestà fascista che gli sta addosso per assicurarsi che stia a cuccia, lo scontro lo evita, sempre, ma non solo perché non sarebbe cosa per lui gradita un colpo di pistola in testa, sembra quasi mosso da compassione, verso il Podestà, visto come un uomo-bambino, vittima del suo essere uomo-bambino, cerca di farlo ragionare, smontando con pazienza le cazzate su cui si fonda la sua ristretta visione del mondo, e da tutto questo emerge una sorta di psicologia del fascismo, la si potrebbe riassumere dicendo che fascista diventa chi non riesce a diventare uomo, chi non avendo avuto il coraggio di affrontare di petto i dolori della crescita interiore decide di metterla da parte, la crescita interiore, e diventa uno squallido opportunista senza anima che invano cerca consolazione affrontando di petto i suoi simili, infine, un’ultima cosa che mi ha colpito, è questa mia ossessione per le date, 1978, 1945, 1935, chissà come si spiega.

(l’immagine è un dipinto di Carlo Levi raffigurante i contadini del paesino in culo al mondo)