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Gli inaspettati trionfi di Ciccio Méndez

120 chili di jazzDovette autoesiliarsi dalla Bolivia, César Brie, nel 2010.

Aveva ricevuto minacce di morte a causa di “Tahuamanu”, un film-documentario nato da due anni di indagini mosse dal desiderio di far luce su un massacro di campesinos boliviani avvenuto l’11 settembre 2008 a Porvenir: 13 morti, decine di scomparsi e centinaia di feriti.

Già molti anni prima, César Brie aveva profeticamente definito la borghesia boliviana “cortese condiscendente e velatamente razzista”.

Lo ha raccontato l’altra sera al Teatro Ridotto di Bologna, in una sorta di fuorionda incorporato in “120 chili di jazz”, un suo esilarante one man show in cui veste i panni di Ciccio Méndez, un ciccione appassionato di jazz e di hamburger che nel suo disperato inseguire un amore impossibile si intrufola ad una festa organizzata dal padre di lei nel corso della quale avrà modo di sfoderare tutto il suo coraggio e tutta la sua follia andando incontro a fallimenti ma anche a inaspettati trionfi.

Consigliatissimo, da Velluto, “120 chili di jazz”. Se ci sarà in qualche teatro dalle tue parti puoi scoprirlo qui.

«Se Dio non esiste, chi è che si diverte a prendere in giro gli uomini da migliaia di anni?»

Se lo chiede il vecchio Fedor in “Karamazov”, adattamento teatrale firmato César Brie del romanzo “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij.

Trasformando un mattone di 1000 pagine in un godibilissimo spettacolo teatrale di un paio d’ore in cui non si sbadiglia mai, César Brie ci ha dato una sorprendente dimostrazione della potenza straordinaria insita nel linguaggio teatrale.

Potenza che nasce dal fatto che gli attori hanno a disposizione tanti mezzi espressivi (la voce, il corpo, l’uso dello spazio, gli oggetti di scena, ecc.) e TUTTI POSSONO ESSERE USATI IN MODO CREATIVO.

Questo è “Karamazov”: una ininterrotta sequenza di intuizioni creative.

“Karamazov” è al Teatro delle Passioni di Modena fino al 24 febbraio 2013. Corri.

Ecco il trailer (5 minuti):