Posts for Tag : consapevolezza

Il dolore dei personaggi

Una lettrice di “Le sorelle Kagacazov” mi scrive: «Percorsi riarsi come in un deserto di questa società che lascia poco spazio alle anime giovani… nel silenzio della mia stanza ha risuonato la mia risata… altre volte mi sono sentita l’animo pesante seguendo il dolore e la fatica raccontate… continui sbalzi tra picchi di risate e profonde valli di asprezza e realismo». Mi colpisce quel riferimento quasi stupito al “dolore” dei personaggi. Mi rendo conto che a me non stupisce molto, il dolore. E invece sarebbe giusto non smettere di stupirsi. Sarebbe giusto non smettere mai di chiedersi: questo dolore è dolore esistenziale (cioè dolore implicito nel fatto di essere vivo e dunque esposto a pericoli) o oppressione sociale (cioè dolore indotto da ingiustizie che non combatto abbastanza)?

Indescrivibile

I preparativi finali per la pubblicazione di un libro, tipo scrivere i testi per la copertina, o fare alcune scelte grafiche, sono per me una goduria indescrivibile. E dopo aver finito mi sento completamente appagato, per parecchi giorni. Adesso, per esempio, a distanza di settimane da quegli ultimi 3 giorni di delirio per completare l’edizione in formato libro di “Le sorelle Kagacazov – Metter su famiglia o perdersi per il mondo”, sprizzo ancora appagamento da tutti i pori. Se penso a quegli ipocriti che dicono che per loro scrivere è un modo per stimolare l’evoluzione della consapevolezza umana, mi ride anche il culo. È il piacere che muove il mondo (comunque mi sa che una volta l’ho detta anch’io, quella cosa della consapevolezza)

Subito

Secoli e secoli per evolvere, poi basta un autobus d’estate senza l’aria condizionata e se ne va subito a puttane, il senso di fratellanza.

Se la società in cui viviamo fosse un qualcosa che ha anche solo un minimo di senso

Quando abbiamo un problema di salute siamo costretti a mettere la vita in stanby per poter tentare di guarire ricorrendo a una qualche forma di cura.

Pensa quanto è assurdo tutto ciò: la vita è diventata una cosa a tal punto nociva che dobbiamo necessariamente metterla da parte quando ci troviamo a dover risolvere un problema di salute.

Se la società in cui viviamo fosse un qualcosa che ha anche solo un minimo di senso, la vita stessa sarebbe la cura: ogni giorno della nostra vita non sarebbe altro se non una tappa del nostro percorso verso un più alto livello di salute e di consapevolezza.

Nemmeno se a Buddha gli fai una sega

Mi rendo conto che il profondo disgusto che provo di fronte a una società fondata sull’asservimento della vita collettiva agli interessi della minoranza finanziaria dominante è una proiezione della mia incapacità di evitare che i miei bisogni individuali siano sopraffatti dai bisogni del mio portafoglio. Però mi rendo anche conto che la mia incapacità di evitare che i miei bisogni individuali siano sopraffatti dai bisogni del mio portafoglio ha come sua principale causa il fatto che vivo in una società fondata sull’asservimento della vita collettiva agli interessi della minoranza finanziaria dominante. Quindi mi sta bene tutta questa enfasi dei contemporanei sulla crescita della consapevolezza individuale, è senz’altro un progresso rispetto a quei tempi in cui tanti si illudevano che un cambio di sistema fosse sufficiente a far cambiare anche l’individuo. Però mi girano tremendamente i coglioni quando sento ragionamenti del tipo “se tutti diventiamo più consapevoli, tutto si risolverà”. Eh no, cazzo, ci vuole anche il cambio di sistema. Se vivi in un campo di concentramento, tanto per fare un esempio, non puoi aprire una pasticceria, porca troia, nemmeno se, quanto a consapevolezza, a Buddha gli fai una sega.

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