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22 milioni di persone

Grazie all’innovazione tecnologica, tra il 1995 e il 2002, a livello globale, la produzione è aumentata del 30%, ma 22 milioni di persone hanno perso il lavoro. Lo vogliamo capire che se il PIL aumenta o no è una questione che non ci riguarda? Lo vogliamo capire che i governi si devono occupare non dell’economia ma delle persone? Lo vogliamo capire che il futuro di un popolo non dipende dalla sua crescita economica ma dalla caparbietà con cui lotta per trasformare lo Stato rendendolo sovrano e democratico, ovvero in grado di rendere effettivi i diritti?

Un filino di angoscia

La Commissione europea ha detto che “L’appartenenza all’euro è irreversibile”. Di fronte a un’arroganza così disgustosa provo un filino di angoscia. E pensare che noi occidentali guardavamo dall’alto in basso i poveri tapini sudditi dell’Unione Sovietica. Stalin era un anarchico e un democratico, in confronto alle non-menti della cricca a-politica finanziaria che opprime i popoli europei.

Il mio bisogno primario

L’euro è una minchiata, dal punto di vista economico-finanziario, l’hanno spiegato in tanti, con argomenti molto convincenti, ma il motivo principale per cui non lo voglio più non è economico-finanziario, non lo vorrei più neanche se qualcuno mi dimostrasse che in realtà converebbe tenerselo, non lo voglio più perché non sopporto più di vedere che una banca privata umilia con il suo strapotere ogni istituzione democratica, non lo voglio più perché non sopporto più di vedere che tutte le istituzioni democratiche si lasciano umiliare da una banca privata, non lo voglio più perché il mio bisogno primario è sentirmi parte di un popolo che abbia dimostrato che la propria libertà e la propria dignità vengono prima di ogni interesse.