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La consapevolezza della fornaia

«È lo stesso, me li porterà», mi ha detto la fornaia, oggi, non aveva da darmi il resto, ha un sapore di altri tempi, quella frase lì, mi è piaciuta tantissimo, ero bambino, l’ultima volta che l’ho sentita, l’avevan detto a mio nonno, poi non mi era capitato mai più, a parte una volta, a Cuba, dove la fornaia addirittura mi aveva detto «È lo stesso» senza aggiungere «Me li porterà», ma per completezza va detto che un tizio, che era lì nel negozio della fornaia cubana, si era subito offerto di accompagnarmi all’ufficio di cambio, e io avevo accettato, e lui, con un escamotage banalissimo che non racconterò perché mi vergognerei, tanto è banale, mi aveva ciulato parecchi soldi, mostrandomi subito l’altra faccia di Cuba, comunque, tornando alla fornaia bolognese, sarà marketing, dirai, non lo so, a me è sembrato di percepire che quella fornaia bolognese, disgustata dalle devastazioni umane e sociali provocate da decenni di obbedienza collettiva al Dio Mercato, abbia acquistato, o riacquistato, la consapevolezza che è da malati di mente, quali siamo, pensare che il denaro possa essere l’unico principio regolatore della vita sociale.

Educazione siberiana, di Salvatores, adesso al cinema, molto crudo, molto bello

Come sarebbe stata la tua vita se fossi nato in Siberia, nell’epoca del crollo dell’Unione Sovietica, in un clan di criminali onesti che, a differenza delle istituzioni corrotte che li circondano, si rifiutano di fondare la propria esistenza sul denaro, cercando di conservare un senso religioso della vita?

Il trailer:

Appunti per la transizione a una nuova civiltà


Oltre che le banche, bisognerà gradualmente nazionalizzare i mezzi di produzione, senza statalizzare l’economia.

Mi spiego: a causa del progressivo e inarrestabile esaurimento delle risorse naturali e a causa della progressiva e inarrestabile decrescita della domanda di consumo (se hai già un’automobile non è che puoi comprarne un’altra per far girare l’economia), ricavare denaro dalla produzione di merci diventerà sempre più difficile, fino a diventare praticamente impossibile. Quindi sempre più aziende falliranno. Quindi? Ci suicidiamo tutti?

Gli animali e le piante tirerebbero senz’altro un sospiro di sollievo, se scegliessimo il suicidio. Ma c’è un’alternativa più interessante: nazionalizzare le aziende fallite e avviare un modello produttivo fondato non più sulla ricerca del modo migliore per far fruttare un capitale, ma sulla ricerca del modo migliore per soddisfare un bisogno. Cioè? Tutta la produzione verrà affidata a un’ipertrofica e inquietante burocrazia statale autoritaria tipo Unione Sovietica con tanto di gulag per chi perde tempo a farsi le canne e a suonare la chitarra?

No. Lo Stato diventerà il proprietario dei mezzi di produzione, ma l’iniziativa economica resterà individuale, privata. Lo Stato si approprierà dei mezzi di produzione per poi offrirli in uso gratutito e temporaneo a chiunque sappia farsi imprenditore. Essere imprenditore non significherà più essere capaci di accrescere un capitale mediante la produzione e la vendita di merci. Essere imprenditore significherà farsi carico di una domanda di consumo (per esempio 50 mila persone che vogliono un’automobile ad aria compressa) per poi soddisfarla nel modo migliore possibile usando i mezzi di produzione messi a disposizione gratuitamente dallo Stato, trasformando i futuri compratori in co-finanziatori attraverso il pre-pagamento dei costi di produzione del prodotto.

Si tratta cioè di passare da un sistema industriale privato a ciclo continuo fondato sul capitale e orientato al profitto, a un sistema industriale pubblico on-demand non-profit fondato sul pre-pagamento dei prodotti e orientato al soddisfacimento di bisogni già accertati.

Sì ma… a quel punto… chi è che decide cosa produrre? E poi… tutti vorranno i mezzi di produzione… lo Stato come fa a decidere a chi darli?
Si introducono le “elezioni economiche”: si va tutti a votare per decidere a maggioranza quali beni è prioritario produrre. Poi il governo affiderà (solo per il tempo necessario) i mezzi di produzione all’imprenditore che ha riscosso maggiore fiducia incassando il maggior numero di impegni al pre-pagamento.

Banca di Stato, mezzi di produzione di Stato, economia anarchica, cioè fondata sulla volontà popolare.

Solo un cretino può sentirsi protetto da un’autorità che grava sulla sua testa

Se mi trovassi ad affrontare un problema di salute io non mi sentirei per nulla garantito dal fatto che esiste un gruppo di scienziati a cui è stata conferita l’autorità di decidere quali cure, essendo di provata efficacia, vanno finanziate e consigliate.

Primo perché non ci sono garanzie che, all’interno di questo gruppo, le scuole scientifiche siano rappresentate tutte, e non soltanto quella dominante.

Secondo perché, essendo la nostra società fondata sul denaro, non ci sono garanzie che questo gruppo sia in condizione di prendere delle decisioni puramente scientifiche.

La soluzione potrebbere essere stabilire per legge l’obbligo per ogni medico di pubblicare on-line tutte le cartelle cliniche (ovviamente senza i nomi), cosicché ogni paziente possa orientarsi a partire dalla conoscenza di tutti i casi precedenti simili al suo: metodi di cura utilizzati, percentuali di successo, probabilità di effetti collaterali.

Se vogliamo avere maggiori garanzie, anziché creare autorità, dobbiamo rendere obbligatoria la trasparenza.

Costretti all’intelligenza, esperienza nuova per gli umani

Dice Aldo Giannuli che dopo la crisi del 1929 non era mai successo che la domanda aggregata mondiale calasse. Adesso sta succedendo: recessione generalizzata. Nessuno riesce a vendere più un cazzo, perché nessuno compra più un cazzo.

E la risposta dei politici è dare sempre più soldi alle banche raccontandoci che lo si fa per far ripartire l’economia. Ma tutti sti soldi le banche mica li investono nell’economia reale: chi prende soldi in prestito dalle banche investe per lo più in titoli finanziari, perché quasi nessuno sembra avere più fiducia nella possibilità di fare soldi finanziando l’economia.

Si è fermata, l’economia. E tutti i giochetti finanziari in cui ci si trastulla nei vertici internazionali non sono in grado di farla ripartire.

Insomma, il capitalismo è morto, perché la ricerca del profitto è finita: si è conclusa con la constatazione che il profitto non c’è più. E quindi non è più possibile continuare a produrre per vendere, perché non è più possibile guadagnare. E quindi possiamo finalmente cominciare a produrre per soddisfare i bisogni reali delle persone, mandando a fanculo le logiche di mercato.

Propongo di cominciare con un censimento dei bisogni. Poi ci vorrà un censimento delle risorse. Poi un censimento della forza-lavoro e delle competenze. Poi andrà messo a punto un metodo scientifico per soddisfare i bisogni a partire dalle risorse impiegando le forze disponibili. Merda che casino… certo che era più semplice coi soldi… si poteva rispondere a QUALSIASI domanda con un’unica risposta: “Se hai i soldi necessari puoi farlo, se non li hai sono cazzi tuoi”.

A questo punto siamo costretti a rispondere alle domande usando l’intelligenza, esperienza nuova per gli umani.

Il video-intervento di Aldo Giannuli (17 minuti)

http://www.andreavelluto.com/?p=3125