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Pizunèra

Cortometraggio d’animazione in dialetto bolognese! Sottotitolato! 7 minuti:

Se ci sei solo tu che pensi per te, molto presto sarai morto

Roberto Cimatti, direttore della fotografia di “L’uomo che verrà”, di Giorgio Diritti, avrebbe dovuto vincere 47 premi oscar per la fotografia. Sono di una bellezza incredibile, le immagini.

È l’ennesimo film sul nazi-fascismo, “L’uomo che verrà”. Evidentemente è un trauma così gigantesco, quello lì, che i 10.000 film che già erano stati fatti non erano sufficienti, a rielaborarlo.

La trama è in parte frutto di immaginazione, ma lo sfondo su cui i personaggi si muovono è un tristissimo fatto storico: la strage di Marzabotto.

Guardando il film ci si immedesima completamente con il dramma della popolazione civile: l’eroica insurrezione partigiana non ha la forza necessaria per proteggerla dalla violenza dei nazi-fascisti, cosicché tantissime persone si trovano completamente indifese di fronte all’orrore.

Il primo pensiero che mi è venuto è stato: «Cazzo se l’avrei preso il fucile in una situazione così!».

Il secondo pensiero che mi è venuto è stato: «Comunque mi sa che sarei morto lo stesso, anche se avessi preso il fucile».

Quando ti viene in mente “Adesso basta! Io prendo il fucile!” è già troppo tardi: la società è ormai in uno stato di degenerazione talmente avanzato che nessuna iniziativa individuale può risultare efficace.

L’origine di tutto quel male è quel “io me ne frego” che da troppo tempo era scritto nei cuori della maggior parte delle persone.

Se per anni resti indifferente di fronte alla crescente degenerazione della società accontentandoti della magrissima consolazione del “io penso per me”, a un certo punto la vita ti metterà di fronte alla più brutale delle verità: se ci sei solo tu che pensi per te, molto presto sarai morto, non c’è fucile che tenga.

Una cosa che impreziosisce il film è il fatto che non è in italiano: è in dialetto bolognese sottotitolato in italiano.

Ecco il trailer:

Il dolore è permesso, la sofferenza no

Nel diario ho scritto:
«Ma se ti dicessi che per te lascerei tutto?».
«Risponderei che evidentemente non la ami molto la vita che fai»
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