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La dittatura delle emergenze pratiche ci sta privando della licenza di fantasia esistenziale

A un certo punto della sua vita Ivan Illich (1926-2002) si è messo in testa di impare il cinese, per poterla pensare e scrivere in cinese, la sua critica della civiltà occidentale. Si era cioè convinto che possiamo arrivare a liberarci davvero dagli schemi mentali della civiltà in cui siamo nati solo se arriviamo a padroneggiare completamente una lingua ad essa estranea. Ma non ci riuscì.

Di fronte all’idea di una così ardita e così nobile missione, mi vien da dire: ma quanto è cambiato il mondo in così pochi anni? Chi è che oggi potrebbe anche solo concepire una roba così? Oggi uno al massimo si chiede cose tipo “Come potrei organizzarmi per produrre da solo l’energia di cui ho bisogno?” o tipo “Ma la prossima volta che perderò il lavoro è meglio che vada all’estero o in campagna?”.