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La globalizzazione ha fallito. E adesso?

A quelli che se gli dici che bisogna smantellare la globalizzazione si incupiscono evocando tetre prospettive di miseria e di autarchia, ricordiamo che il commercio esiste da quando esiste il mondo. E sempre esisterà.

Globalizzazione non vuol dire “ok, facciamo scambi commerciali con tutti”. Globalizzazione vuol dire “ok Capitale, fai tutto quello che vuoi tu, perché noi non abbiamo idee su come dovrebbe essere il mondo, e abbiamo fede in Te, e siamo terrorizzati al pensiero che tu possa morire, quindi, oh Capitale, fai qualsiasi cosa ti sia necessaria per sopravvivere, qualsiasi cosa, davvero, purché tu possa continuare a crescere gettando a noi qualche briciola”.

Cioè, in pratica, globalizzazione vuol dire stabilire per legge che il Capitale ha libertà assoluta.

No. Basta. La Legge deve venire prima del Capitale. Hai un’azienda che produce candele in Texas e vuoi aprire una fabbrica in Italia? Bene, se esistono accordi commerciali Usa/Italia, e se tali accordi te lo consentono, crei una seconda azienda in Italia, seguendo le procedure previste dalle leggi italiane per le aziende non-italiane, assumi italiani, paghi le tasse in Italia e vendi in Italia. Se poi ciò che produci in Italia vuoi venderlo anche all’estero pagherai un dazio. Altrimenti le tue candele te le inficchi su per il culo.

Che cos’è? Socialismo? No, l’azienda è tua, non è del popolo. Fascismo? No, l’azienda è tua, non è dello Stato. È semplicemente sacrosanto ripristino della democrazia, che la globalizzazione ha spazzato via.

Nel nuovo mondo post-globalizzazione, in ogni territorio si produrrà solo ciò che in quel territorio serve (e che quindi, in quel territorio, sarà comprato). Non deve essere più possibile che laddove c’è carestia e carenza di acqua potabile si producano biocarburanti utilizzando potenziale cibo. Ben venga la libertà di impresa, purché accetti di muoversi entro i confini dei legittimi interessi di ogni singola nazione.

Dal mondo globalizzato al mondo democratizzato.

Ai tempi del fascismo non sapevamo di vivere ai tempi del fascismo

Ai tempi del fascismo non sapevamo di vivere ai tempi del fascismo by Andrea Velluto

Un po’ come diventare antifascisti il giorno dopo la caduta del fascismo

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Solo un ombrello

Fare giustizia

Benessere = illusione di indipendenza = scarso interesse per gli altri = isolamento = criminalità = autoritarismo.
Il vuoto tra le persone è il fondamento della criminalità e delle varie forme di autoritarismo.
Sia chi delinque, sia chi invoca un potere autoritario che lo protegga, è una vittima del suo essere isolato.
Per uscire da questa situazione la prigione non può essere d’aiuto: è soltanto una Università del Crimine che somministra intenzionalmente inutili sofferenze alle persone.
Servono misure alternative. Bisogna intensificare i rapporti tra le persone, soprattutto i rapporti tra vicini. Bisogna decentrare ogni forma di potere. Le città andrebbero suddivise in “villaggi” in cui tutti conoscono tutti, incluso il poliziotto del “villaggio”.
Se mi rubano la bicicletta, io non voglio che la persona che me l’ha fregata vada in galera, voglio semplicemente indietro la mia bici. E voglio vederlo in faccia, quello che me l’ha fregata. E voglio che mi aiuti a rimetterla a posto, se è danneggiata.
Questo è fare giustizia, non infliggere inutile sofferenza a chi me l’ha fregata.
L’ha detto Nils Christie, sociologo norvegese, al V3Day.
Eh sì, proprio fascisti, sti 5 stelle.
La critica del carcere è notoriamente un classico del totalitarismo antidemocratico mussoliniano.
Ma andate a fanculo, diffamatori di professione.