Posts for Tag : Gianni Balduzzi

Quelle ideologie che sono cadute solo da una delle due parti del muro

Da una email scritta da Gianni Balduzzi dopo aver letto una delle prime stesure di Per favore non chiamatelo amore:

Le paure di un tempo sono state, forse, una delle motivazioni che mi ha spinto a lottare, a fare progetti, a “impegnarmi”, come si diceva un tempo, ma sono anche ricordi di esperienze vissute, con tutta la loro drammaticità diretta ed immediata. Qui, sembra che ai personaggi manchi qualsiasi zoccolo “storico”. Io ho vissuto il 68, con le sue contraddizioni ma anche con le sue speranze e le sue utopie, con tutta la sua carica ideologica: questi personaggi hanno vissuto la caduta del muro, con la enfatizzazione della caduta delle ideologie che, invece, sono cadute solo da una parte, e l’altra non è meno pericolosa e opprimente, “sanglante” è il termine che mi viene in mente e non so ben tradurre in italiano.

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Il personaggio che mi è piaciuto di più è Stanko

Da una email scritta da Gianni Balduzzi dopo aver letto una delle prime stesure di Per favore non chiamatelo amore:

È stato molto intrigante seguire Francesco nelle sue peregrinazioni, incontrare i diversi personaggi, alcuni dei quali sembra che siano stati messi lì come icone e metafore del nostro crescente disagio di fronte a ciò che succede. Assieme a Francesco, anche per motivi affettivi, il personaggio che mi è piaciuto di più è Stanko, perché in qualche modo mi ricorda il terrore di una guerra tanto lontana, che appariva quasi dimenticata per sempre, ma che invece ogni tanto ricompare con il terrore, ovattato dalla lontananza nel tempo e dal fatto di essere sopravissuti, dei soffitti e dei muri che ti crollano attorno e del collo di bottiglia che ti ritrovi in mano perché il resto è stato distrutto dai calcinacci caduti.

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Il sapore agrodolce dei nonsense

Da una email scritta da Gianni Balduzzi dopo aver letto una delle prime stesure di Per favore non chiamatelo amore:

Ho appena finito di leggere il romanzo. Dopo le peripezie dentro e fuori l’anima di Francesco, che mi è stato subito caro, ho un solo aggettivo che mi frulla per la testa: demenzialeee!!! Terminata la lunga serie di EEE, che risuona come una lunga eco/ronzio di un’ape dentro un bagno vuoto, preciso che l’aggettivo non ha alcuna connotazione negativa. Anzi: il racconto ha avuto per me il sapore agrodolce dei nonsense, dei racconti che ti prendono per mano e ti portano dove vogliono loro, nonostante le tue resistenze e il tentativo di prendere le distanze dai nichilisti pesantemente intrippati, che all’inizio sembrano quasi macchie scure senza volto alcuno, poi piano piano acquistano invece il sorriso, quasi cinico, di chi adesso pensa: ne succederanno delle belle! Pardon, dei bei casini!

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