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Siccome ero lucido per natura divenni anarchico cosciente, dice Pessoa

Fernando Pessoa, “Il banchiere anarchico” (in “I racconti dell’inquietudine”)

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Lavorare tutti per lo stesso fine, ma separati, dice Pessoa

Più che un racconto, “Il banchiere anarchico”, di Pessoa, è un manifesto teorico-pratico dell’anarchismo. La tesi è questa: nell’attesa che una rivoluzione sociale collettiva dia inizio alla società libera facendo crollare tutte le finzioni sociali su cui si fonda la società borghese (il denaro, lo stato, ecc.), l’unica cosa sensata che un individuo può fare è liberare se stesso lottando contro le finzioni sociali da solo, perché lottare contro le finzioni sociali in gruppo significherebbe creare nuove finzioni sociali. Lavorare tutti per lo stesso fine, ma separati. Liberando me stesso, ho fatto il mio dovere sia verso di me che, contemporaneamente, verso la libertà.
Sono un’esperienza davvero stupefacente per il cervello, quelle 30 pagine di Pessoa. Se poi si considera che sono state scritte nel 1922, vien da dire «Cazzo Pessoa, ma quanti secoli eri avanti?». E anche: «Ma come hai fatto, Pessoa, a convivere con i tuoi contemporanei?».

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Se ci fossero altre finzioni sociali al posto di queste, non andrebbero bene lo stesso, dice Pessoa

(da “Il banchiere anarchico”, in “I racconti dell’inquietudine”, di Fernando Pessoa)

Trascrizione:

L’unico male sono le finzioni e le convenzioni sociali, che si sovrappongono alle realtà naturali. Si nasce uomo o donna, voglio dire, si nasce per poi diventare, da adulti, uomini o donne. Non si nasce, secondo legge naturale, né per essere mariti, né per essere ricchi o poveri, come tantomeno si nasce per essere cattolici o protestanti, portoghesi o inglesi. Tutto questo lo si è in virtù delle finzioni sociali. Ma se ci fossero altre finzioni sociali al posto di queste, non andrebbero bene lo stesso, perché sarebbero anch’esse finzioni. Profondere tutto il nostro impegno e tutta la nostra intelligenza per impiantare, o contribuire a impiantare, una finzione sociale piuttosto che un’altra, è assurdo, se non addirittura un crimine, poiché significa sovvertire la società col dichiarato scopo che tutto rimanga com’è. Se crediamo ingiuste le finzioni sociali perché calpestano e opprimono ciò che vi è di naturale nell’uomo, a che serve darsi tanto da fare per sostituirle con finzioni nuove, quando invece potremmo distruggerle tutte?