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Mi meraviglia

Vivere è essere un altro

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Vivere è essere un altro. Neppure sentire è possibile se si sente oggi come si è sentito ieri. Sentire oggi come si è sentito ieri non è sentire, è ricordare oggi quello che si è sentito ieri, è essere oggi il cadavere vivo di ciò che ieri è stata la vita perduta.

(Fernando Pessoa, “Il Libro dell’Inquietudine”)

Io stesso che soffoco dove sono

Da “Il libro dell’inquietudine”, di Fernando Pessoa:

Trascrizione:

Il mio desiderio è fuggire. Fuggire da ciò che conosco. Desidero partire: non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a sud di tutto. Verso un luogo qualsiasi. Una capanna in riva al mare, perfino una grotta. Ma io stesso, che ho appena detto che desidererei una capanna, o una grotta, per essere libero dalla noia di tutto, che poi è la noia che provo per me, oserei davvero andare in quella capanna o in quella grotta pur essendo consapevole che, dato che la noia mi appartiene, essa sarebbe sempre presente? Io stesso che soffoco dove sono, perché sono, dove mai respirerei meglio se la malattia è nei miei polmoni e non nelle cose che mi circondano?

Vorresti continuare a leggere stando chiuso dentro un guscio

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“Il libro dell’inquietudine” di Pessoa è uno di quei libri in cui l’autore si mette a nudo con parole così forti e così belle che dopo poche pagine già gli vuoi un mondo di bene. E vorresti continuare a leggere stando chiuso dentro un guscio per fare in modo che il mondo esterno non possa in alcun modo frenare il libero e indisturbato fluire delle sue coinvolgenti confidenze intime. E alla fine ti dispiace non poterlo incontrare per abbracciarlo e promettergli che le cose che ti ha detto non le dirai a nessuno.

C’è azione ma non sono stato io


(da “Il libro dell’inquietudine”, di Fernando Pessoa, p. 154)