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Nell’introduzione al libro “Il potere di Adesso” Eckhart Tolle racconta che fino al trentesimo anno di età ha vissuto in uno stato di ansia quasi continua intervallato da periodi di depressione suicida

Poi, all’improvviso, è arrivata la svolta: svegliatosi nel cuore della notte in preda a una sensazione di profondo disgusto per il mondo, è stato assalito dal terrore di non riuscirci più, a convivere con se stesso.

E da quel terrore è nata la domanda che l’ha portato all’illuminazione: “Ma io sono uno o due? Se io non posso vivere con me stesso, devono esserci due me: “io” e il “sé” con cui “io” non posso più vivere. Forse soltanto uno dei due è reale”.

Di fronte all’intuizione di aver sempre vissuto prigioniero di un falso sé, di cui avrebbe potuto liberarsi, Tolle rimase stordito. La sua mente si fermò e il suo corpo si mise a tremare. Si sentì attirato in un vortice di energia, risucchiato in un vuoto che sembrava essere non fuori di lui ma dentro di lui.

Fu quello l’inizio di una vita completamente nuova, caratterizzata da una beatitudine profonda e completamente slegata da fattori esterni: Trascorsi quasi due anni seduto sulle panchine dei parchi in uno stato di gioia intensissima, vivendo senza nulla: senza lavoro, senza rapporti umani, senza una casa, senza un’identità sociale.

Poi diventò Eckhart Tolle, cioè uno scrittore e un maestro spirituale. Bello come aneddoto, no?

Nonostante alcuni cedimenti a uno stile discorsivo da guru new age californiano, è un bel libro. Le cose che dice mi hanno ricordato Osho, ma non ho vissuto la lettura come una fastidiosa ripetizione. Direi: la stessa esperienza di Osho (l’illuminazione) raccontata con le parole di un tedesco contemporaneo. Imperdibile, insomma.