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La dittatura delle emergenze pratiche ci sta privando della licenza di fantasia esistenziale

A un certo punto della sua vita Ivan Illich (1926-2002) si è messo in testa di impare il cinese, per poterla pensare e scrivere in cinese, la sua critica della civiltà occidentale. Si era cioè convinto che possiamo arrivare a liberarci davvero dagli schemi mentali della civiltà in cui siamo nati solo se arriviamo a padroneggiare completamente una lingua ad essa estranea. Ma non ci riuscì.

Di fronte all’idea di una così ardita e così nobile missione, mi vien da dire: ma quanto è cambiato il mondo in così pochi anni? Chi è che oggi potrebbe anche solo concepire una roba così? Oggi uno al massimo si chiede cose tipo “Come potrei organizzarmi per produrre da solo l’energia di cui ho bisogno?” o tipo “Ma la prossima volta che perderò il lavoro è meglio che vada all’estero o in campagna?”.

“L’angoscia che si prova osservando la società occidentale”

È quella che mi è rimasta più impressa fra tutte le frasi toste del libro “Conversazioni con Ivan Illich” (1994).

Questa crescente tendenza delle persone a sentirsi responsabili per ogni cosa che accade nel mondo è una patologia

Creata da una parallela e altrettanto crescente perdita di potere delle persone.

Più il potere ci espropria del nostro potere, più sentiamo il bisogno di illuderci di avere potere raccontando a noi stessi che siamo responsabili di questo e di quello e che quindi con il nostro agire possiamo fare la differenza.

Lo dice Ivan Illich nel libro “Conversazioni con Ivan Illich” (1994).

Pesante da digerire, questa verità.

Qualcosa di più di una merce

Mediamente una persona beve 400 litri d’acqua all’anno. Considerato che, al momento, il prezzo dall’acqua in bottiglia varia da 0,11 euro al litro a 1,81 euro al litro, se quei 400 litri d’acqua li avessi comprati in bottiglia, avrei speso una cifra compresa tra 44 euro e 724 euro. Avendo io installato un filtro per il trattamento dell’acqua potabile, nell’ultimo anno, per l’acqua da bere ho speso 78 euro, che è il prezzo della cartuccia di ricambio per il filtro, spese di spedizione incluse.

Considerato che non ho speso né tempo né benzina per andare a comprare l’acqua in bottiglia al supermercato. Considerato che non ho dovuto faticare per portarla su per le scale. E considerato che mi resta la soddisfazione di non aver contribuito a immerdare la terra con tutte quelle cazzo di bottiglie di plastica, la mia conclusione è: il filtro è un’ottima soluzione. Anche se vivi solo.

Se poi si è in più di uno, dal punto di vista economico è talmente conveniente che sarebbe folle non installarlo. In due, vuol dire bere per un anno con 39 euro a testa. In tre, 26 euro a testa. In quattro, 19 euro a testa. E così via, fino a un totale massimo di 5.000 litri, che è la quantità d’acqua che una cartuccia può filtrare.

Considerato infine che fa un’acqua buonissima, quel filtro, è con grande piacere che gli faccio qui pubblicità, anche perché è qualcosa di più di una merce, è una cosa intelligente. È prodotto da AQ System. Filtra usando contemporaneamente tre diversi sistemi: carbone attivo in polvere, graniglia porosa di rame e membrana microfiltrante in fibre di polietilene calandrate a caldo.

Nell’intestazione del sito, aqsystem.it, c’è una bella citazione:
La crisi di cui io descrivo la prossima venuta non è interna alla società industriale, bensi riguarda il modo di produzione industriale in se stesso. Questa crisi obbligherà l’uomo a scegliere tra gli strumenti conviviali e l’essere stritolato dalla megamacchina, tra la crescita indefinita e l’accettazione di limiti multidimensionali.
(Ivan Illich, “La convivialità”, 1973).

Il modo più semplice per acquistarlo è tramite commercioetico.it.

Perché dobbiamo abolire l’istitutizione scolastica

Grazie al cielo ci si imbatte spesso in libri belli, ma solo pochissimi diventano vere e proprie pietre miliari del tuo percorso. Nella mia storia di lettore, uno di quei pochissimi è stato “Descolarizzare la società”, di Ivan Illich, pubblicato per la prima volta a New York nel 1971 (“Deschooling Society”, Harper & Row). Il sottotitolo potrebbe essere “Ti spiego perché, giustamente, odiavi la scuola con tutto te stesso” Read more