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Gente di Dublino ovvero l’odore di immondezzai di vecchie erbacce e di avanzi

“Gente di Dublino”, di James Joyce: quindici storie incentrate su vicende ordinarie raccontate con uno stile ordinario.

Mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse in virtù di cosa “Gente di Dublino” è da considerare un grande libro. Io non c’ho trovato quasi niente. E fatta eccezione per la seconda parte dell’ultimo racconto (“I morti”), che è molto bella, mi ha annoiato a morte.

L’unica spiegazione che posso darmi è quella che si può intravedere nelle deliranti parole che Joyce scrisse a un editore che si era rifiutato di pubblicarlo:

Non è colpa mia se sui miei racconti stagna l’odore di immondezzai di vecchie erbacce e di avanzi. Penso davvero che lei rallenti il corso della civiltà in Irlanda impedendo al popolo irlandese di esaminarsi attentamente nel mio specchio ben lucidato.

Cioè: il valore del libro starebbe nel suo essere fotografia dello squallore del reale.

Se è questo, il punto, è molto discutibile… fotografando lo squallore, più che la bellezza, viene fuori qualcosa in cui “stagna l’odore di immondezzai di vecchie erbacce e di avanzi”.

P.S.
Nel caso tu sia comunque curioso, ti sconsiglio l’ebook edizione Newton Compton. Troppi refusi e troppi errori.

Ho comprato il mio primo ebook

“Gente di Dublino”, di James Joyce. Su ultimabooks.it, libreria on-line organizzata molto bene.

Per una questione di principio, ci tenevo che fosse in formato epub e senza DRM, ovvero: download illimitati e libertà di copiare l’ebook su un numero illimitato di dispositivi.

Così ho scelto l’edizione Newton Compton. 0,49 centesimi. Ripeto: 0,49 centesimi.

Così dev’essere un ebook: senza DRM. E deve costare MOLTO di meno di un libro cartaceo, perché ha costi di produzione e di distribuzione INCOMPARABILMENTE più bassi.

Cari editori che vendete gli ebook a 15 euro, andate a fanculo.