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Una secessione silenziosa e inarrestabile

Ieri sera sono stato al Teatro Spazio Binario di Zola Predosa (Bologna), c’era Matteo Giorgioni, pianista e compositore, con il suo “Empieza desde las pequenas cosas”, un bellissimo spettacolo di musica, teatro e poesia.

Tutto è nato da un viaggio in Brasile, di ritorno dal quale Matteo ha fondato “Macondo. Suoni di Sogni Onlus”, per unire la sua attività artistica a un impegno concreto a favore di Vila Velha, una baraccopoli vicino a Fortaleza dove migliaia di persone vivono imprigionate in una estrema povertà.

Come racconta nello spettacolo, grazie al ricavato degli spettacoli e dei cd prodotti da Macondo, in soli tre anni è stato possibile fare grandi cose per Vila Velha: un acquedotto, un ambulatorio, un refettorio, un ufficio di assistenza legale per la difesa dei diritti umani.

A dir poco sorprendente è il modo in cui Matteo Giorgioni ha fatto tutte queste cose. È partito da solo. Non aveva fatto un master in cooperazione internazionale. Non aveva agganci politici. Non ha l’appoggio di una casa discografica. Non ha l’appoggio di un’agenzia di spettacolo. E tutto funziona meravigliosamente!
La sala era piena di gente entusiasta, che alla fine applaudiva in piedi pretendendo un bis! Se fuori dalla sala ci fossero stati 1000 cd, ne avrebbe venduti 1000!

Questa straordinaria esperienza è un segno particolarmente evidente e particolarmente luminoso di un fenomeno generale: sempre più persone stanno mandando consapevolmente a fanculo, con notevole successo, tutti quei modelli di vita idioti il cui unico senso è l’essere funzionali alla conservazione del potere così com’è.

Sempre più persone stanno sviluppando il coraggio e la capacità di fare ciò che sanno fare con intelligenza, prescindendo dal finto bisogno di padrini a cui appoggiarsi, avendo come unico fondamento la Fiducia nel Senso di ciò che stanno facendo.

Sempre più persone si stanno accorgendo che le nostre schiavitù, sono tutte neuro-schiavitù, create da assurdi standard di successo che ci paralizzano.
Ma chi l’ha detto che per un musicista successo significa vincere una competizione canora, essere ospite in oscene trasmissioni televisive o essere testimonial di un cazzo di prodotto inutile se non nocivo?

Stiamo assistendo a una vera e propria secessione esistenziale collettiva, silenziosa, inarrestabile. Non uso la parola “rivoluzione” perché fa pensare ai politici, che in tutto questo brillano per la loro assenza.
L’inzio è il comprendere che il successo è fare ciò che vuoi, a modo tuo, conquistando giorno dopo giorno la possibilità di continuare a farlo. La fine non c’è.
Più che una fuga dei cervelli, è una fuga delle esistenze. Verso la realtà.

Sentite che meraviglia ”Alma de T”.