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E pensare che per la maggior parte dei medici è una cazzata, il digiuno


Dopo un bel po’ di astinenza dal digiuno, sono finalmente riuscito a farne uno, di 3 giorni, solo acqua, rallentando tutte le attività, il che per me praticamente significa andare in letargo, perché già di base non sono esattamente un velocista.

Non l’ho fatto perché stavo male, l’ho fatto perché sono da tempo in contatto con l’Igienismo (in inglese: Natural Hygiene), tradizione medico-scientifica secondo la quale il digiuno è la cosa migliore che uno possa fare, per la propria salute.

Anche questa volta sono rimasto stupefatto: mi veniva spesso da pensare a taglieri di pizza, mandarini e melanzane alla parmigiana, ovviamente, e ogni tanto arrivava la tentazione di dargliela su prima del tempo, MA IL CORPO NON MI HA MAI DATO NESSUN SEGNALE DI MALESSERE, anzi, sembrava quasi godere, come per dire «Cazzo, finalmente un po’ di riposo! Sapessi quanto ne avevo bisogno… sapessi quanto mi stressano tutte ste cose che ingurgiti…».

E pensare che per la maggior parte dei medici è un contro-senso il digiunare, se non addirittura una cazzata. Come scienza della malattia, ha fatto senza dubbio enormi progressi, la medicina. Ma come scienza della salute, è senza dubbio all’età della pietra, la medicina.

Solo un cretino può sentirsi protetto da un’autorità che grava sulla sua testa

Se mi trovassi ad affrontare un problema di salute io non mi sentirei per nulla garantito dal fatto che esiste un gruppo di scienziati a cui è stata conferita l’autorità di decidere quali cure, essendo di provata efficacia, vanno finanziate e consigliate.

Primo perché non ci sono garanzie che, all’interno di questo gruppo, le scuole scientifiche siano rappresentate tutte, e non soltanto quella dominante.

Secondo perché, essendo la nostra società fondata sul denaro, non ci sono garanzie che questo gruppo sia in condizione di prendere delle decisioni puramente scientifiche.

La soluzione potrebbere essere stabilire per legge l’obbligo per ogni medico di pubblicare on-line tutte le cartelle cliniche (ovviamente senza i nomi), cosicché ogni paziente possa orientarsi a partire dalla conoscenza di tutti i casi precedenti simili al suo: metodi di cura utilizzati, percentuali di successo, probabilità di effetti collaterali.

Se vogliamo avere maggiori garanzie, anziché creare autorità, dobbiamo rendere obbligatoria la trasparenza.