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Non ascoltate quello che gli editori dicono, guardate a quello che gli editori fanno: soldi

Autopubblicare un libro di poesie è il gesto che esprime in modo più compiuto il concetto contemporaneo di “roba da sfigati”.

Ti sentiresti sfigato per il fatto di sentirti un poeta, perché la gente cool del settore dice che è una qualità che solo gli altri possono riconoscerti.

Ti sentiresti sfigato per il fatto di scrivere poesie, perché la gente cool del settore dice che è un genere di cui non frega un cazzo a nessuno.

E ti sentiresti sfigato per il fatto di pubblicarti da solo, perché la gente cool del settore dice che l’autopubblicazione è l’ultima infamante spiaggia di chi non è capace di suscitare l’interesse di un editore.

Eppure Rupi Kaur, nel 2014 ha autopubblicato un libro di poesie intitolato “Milk and honey”. E nel 2015 è stato ripubblicato da un editore americano. E adesso è un bestseller mondiale tradotto ovunque.

Morale della favola: tutto quello che la gente cool del settore dice, prendilo per quel che è: chiacchiere.

Non esistono leggi in editoria. Nessuno sa cosa è cool e cosa venderà. Tutti saranno sempre pronti a inchinarsi e a investire se un libro ha dimostrato di poter vendere molto. Anche quelli che sono talmente cool che “io mica vendo lavatrici, io faccio un lavoro culturale”.