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Nell’attesa

Appunti per la transizione a una nuova civiltà


Oltre che le banche, bisognerà gradualmente nazionalizzare i mezzi di produzione, senza statalizzare l’economia.

Mi spiego: a causa del progressivo e inarrestabile esaurimento delle risorse naturali e a causa della progressiva e inarrestabile decrescita della domanda di consumo (se hai già un’automobile non è che puoi comprarne un’altra per far girare l’economia), ricavare denaro dalla produzione di merci diventerà sempre più difficile, fino a diventare praticamente impossibile. Quindi sempre più aziende falliranno. Quindi? Ci suicidiamo tutti?

Gli animali e le piante tirerebbero senz’altro un sospiro di sollievo, se scegliessimo il suicidio. Ma c’è un’alternativa più interessante: nazionalizzare le aziende fallite e avviare un modello produttivo fondato non più sulla ricerca del modo migliore per far fruttare un capitale, ma sulla ricerca del modo migliore per soddisfare un bisogno. Cioè? Tutta la produzione verrà affidata a un’ipertrofica e inquietante burocrazia statale autoritaria tipo Unione Sovietica con tanto di gulag per chi perde tempo a farsi le canne e a suonare la chitarra?

No. Lo Stato diventerà il proprietario dei mezzi di produzione, ma l’iniziativa economica resterà individuale, privata. Lo Stato si approprierà dei mezzi di produzione per poi offrirli in uso gratutito e temporaneo a chiunque sappia farsi imprenditore. Essere imprenditore non significherà più essere capaci di accrescere un capitale mediante la produzione e la vendita di merci. Essere imprenditore significherà farsi carico di una domanda di consumo (per esempio 50 mila persone che vogliono un’automobile ad aria compressa) per poi soddisfarla nel modo migliore possibile usando i mezzi di produzione messi a disposizione gratuitamente dallo Stato, trasformando i futuri compratori in co-finanziatori attraverso il pre-pagamento dei costi di produzione del prodotto.

Si tratta cioè di passare da un sistema industriale privato a ciclo continuo fondato sul capitale e orientato al profitto, a un sistema industriale pubblico on-demand non-profit fondato sul pre-pagamento dei prodotti e orientato al soddisfacimento di bisogni già accertati.

Sì ma… a quel punto… chi è che decide cosa produrre? E poi… tutti vorranno i mezzi di produzione… lo Stato come fa a decidere a chi darli?
Si introducono le “elezioni economiche”: si va tutti a votare per decidere a maggioranza quali beni è prioritario produrre. Poi il governo affiderà (solo per il tempo necessario) i mezzi di produzione all’imprenditore che ha riscosso maggiore fiducia incassando il maggior numero di impegni al pre-pagamento.

Banca di Stato, mezzi di produzione di Stato, economia anarchica, cioè fondata sulla volontà popolare.