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Quando si credeva si potesse

Quando si credeva si potesse descrivere la realtà oggettivamente by Andrea Velluto

Sono diciassette anni

Io comunque ci son delle mattine che mi sveglio mi vien da pensare Ma cosa vuoi scrivere? Ma chi ti credi di essere, a voler scrivere? Ma non ti rendi conto che sei solo una merda? Sono diciassette anni, che succede così.

Paolo Nori, qui.

Il sapore anarchico dell’autenticità

I malcontenti

Son bravi, quegli scrittori che son capaci di ri-creare su carta il mondo in HD, e di farci correre dentro la storia, con tanto di effetti speciali, ma son bravi anche quelli che son capaci di usare la storia per de-costruirlo, il mondo, con spietatezza filosofica. Questo fa Paolo Nori, in questo bel romanzo: parte da una piccola vicenda ordinaria (due trentenni contemporanei che soffrono l’impossibilità di dare alla loro relazione le minime basi economiche necessarie), e nel raccontarla orizzontalmente, cioè in senso cronologico, la srotola verticalmente, lasciando irrompere sulla scena in modo armoniosamente caotico TUTTI i livelli di realtà che ne fanno parte, senza alcun ordine gerarchico. La conseguenza è una narrazione in cui il numero dell’autobus si trova ad avere la stessa dignità del poeta russo. L’effetto è una lettura che ha il sapore anarchico dell’autenticità.

Ecco perché non sarò mai un governante

(dal libro “47 poesie facili e una difficile”, di Velimir Chlebnikov, Quodlibet, 2009, a cura di Paolo Nori, cioè, io l’ho trovata poco fa in internet, sta meravigliosa anarco-supercazzola, e non ho resistito alla tentazione di registrarla subito, anche se avevo altro di urgente da fare, ma la cosa importante da dire qui è che viene da quel libro lì)